Grande successo per Colormirror, la mostra di Regine Schumann in esposizione alla galleria Dep Art di Milano (via Comelico 40). Tanto successo al punto che l’esposizione, che avrebbe dovuto concludersi prima di Natale, è stata prorogata per un altro mese, fino al 26 gennaio. Pubblico e critica si sono mostrati unanimi nell’apprezzamento della mostra e tanta è stata la soddisfazione del gallerista, Antonio Addamiano. Si tratta della prima personale italiana dell’artista e in scena c’è un percorso che si snoda tra numerose opere, di medie e grandi dimensioni: i formati variano dagli 80 ai 240 centimetri di altezza. Composizioni cromatiche che si ispirano alla teoria dei colori di Goethe, in base alla quale i colori prendono vita dall’interazione tra luce e oscurità.

INNOVAZIONE • Regine Schumann è considerata infatti tra i più importanti innovatori nell’ambito delle ricerche cromatiche e cinevisuali, proprio per le sue sperimentazioni con gli acrilici. Le opere esplorano le relazioni tra colore, luce e architettura attraverso pannelli luminosi che offrono ai visitatori una suggestiva esperienza sensoriale. Le sculture sono create per interagire con la luce: i colori fluorescenti delle opere cambiano con il mutare della luce naturale e a seconda del punto di osservazione. Elemento fondamentale dell’opera di Schumann è l’architettura.

LA CRITICA • Le sue installazioni sembrano modificare lo spazio esistente, come sottolinea Alberto Zanchetta, curatore della mostra: «Le opere di Regine Schumann delimitano uno spazio fisico che altera e ridefinisce l’ambiente in cui sono contenute. Le superfici in plexiglass ricorrono a colori che si compenetrano, si specchiano e riverberano, rendendo l’opera immateriale, come fosse un’emanazione di luce pura. Coinvolto in una duplice esperienza visiva (diurna/naturale e notturna/artificiale), lo spettatore è invitato a interrogarsi sulle ampie possibilità dello spettro cromatico rispetto ai limiti fisiologici imposti dall’occhio umano.

L’effetto straniante delle fluorescenze è ottenuto dalla sintesi delle superfici frontali, retrostanti e perimetrali che assorbono o irradiano la luce, sottoponendo la visione a cambiamenti impercettibili, a volte graduali, altre volte repentini. Ma in ogni caso sorprendenti». La mostra è accompagnata da un volume bilingue (italiano-inglese) realizzato da Dep Art, a cura di Alberto Zanchetta e Antonio Addamiano. Orari di visita: da martedì a sabato dalle 10.30 alle 19.00.


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