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23. 06. 2021 03:57

L’Estate Sforzesca accoglie Boosta: «Perché i tormentoni ad ogni costo?»

L’Estate Sforzesca si prepara ad accogliere un Boosta critico con la classe politica, ma anche con l’industria discografica: «Solo la qualità genera una società migliore»

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Appuntamento d’eccezione domani sera per l’Estate Sforzesca – apertura porte alle 21.30 – con protagonista Boosta e la tappa milanese del suo tour Boostology, un concerto passeggiato tra la musica contemporanea del Novecento e le pietre miliari del repertorio pianistico del co-fondatore dei Subsonica.

Si tratta di un ritorno nella prestigiosa cornice di piazza Castello, dopo il progetto da solista R-Nascimento presentato durante l’ultima Music Week.

 

Boosta all’Estate Sforzesca

Davide, dove eravamo rimasti?
«Partiamo dal presupposto che sono molto felice di tornare in uno dei miei posti preferiti, il Castello Sforzesco, a distanza di pochi mesi dal concerto della Music Week. È uno di quei ricordi che mi porterò per sempre».

Che mesi sono stati questi ultimi?
«Un drammatico inedito sociale. Molto faticoso, emotivamente perforante. Mi sono sforzato di tenere aperta la finestra sul futuro, ma non è stato assolutamente semplice. Avendo anche due ragazze pre adolescenti, mi sono parecchio immedesimato nella loro fatica. In molti si sono resi conto di quanto le relazioni siano fondamentali non solo per creare interazioni, ma anche per garantirci benessere».

Ti senti cambiato?
«Non lo so ancora, credo che psicologicamente sarà un evento a lunghissima gittata. Ma ho già la sensazione, e di questo mi rammarico, che il credito di empatia civile che avevamo raggiunto come comunità abbia rapidamente ceduto il passo al piccolo egoismo. E, in parte, questa classe dirigente ne è responsabile».

Anche per lo spettacolo?
«Queste politiche di “rientro” alla normalità sono ipocrite, o quantomeno superficiali. Sono assolutamente basito dalla differenza di pesi e misure tra categorie. Siamo rappresentati da una classe politica completamente inadeguata. E in malafede. Comprendo l’unicità del momento, ma non posso accettare, come cittadino e componente della società, una così scarsa capacità di visione».

Ovvero?
«Non vedo esempi virtuosi, né dai ministeri di competenza, né dal governo, ma nemmeno dalle opposizioni e dalle amministrazioni locali. In questo Paese si invoca bellezza e ci si irrobustisce con la mediocrità e le brutture. Non mi sento per nulla rappresentato».

E Milano?
«Ha reagito come sempre, con un grande sforzo della cittadinanza attiva e con qualcun altro pronto a prendersi il merito. Mentre l’industria discografica, praticamente ferma, ha confermato una furiosa ricerca di tormentoni poco attenta al presente e al futuro».

Bicchiere mezzo vuoto, insomma. O forse anche di più…
«Mi spiace sembrare pessimista, ma bisogna essere realisti. Se si invoca bellezza, bisogna sforzarsi di andarla a cercare e di darle modo di esplodere. Quando il presente è faticoso, ci può salvare solo la prospettiva. E gli operatori dovrebbero avere ben chiaro che c’è spazio per tutto, per il profitto da intrattenimento come per lo sviluppo della qualità, unico strumento per generare una società migliore».

Domani, intanto, presenterai un concerto “passeggiato” tra pianoforte ed elettronica per l’Estate Sforzesca. Di cosa si tratta?
«La passeggiata va guardata come una tavolozza di colori, utile per scrivere la colonna sonora del silenzio di chi sceglie di venirmi ad ascoltare. Mi sento felice e responsabile di scriverne una per i pensieri di chi ho davanti. Pensare, poi, di diversificare i generi è sempre artificiale: la musica è uno strumento in sé, pieno di registri. E non c’è nulla, mai, davvero fuori posto».

Domani sera alle 21.30

Castello Sforzesco – Cortile delle Armi

Piazza Castello, Milano

Biglietti: 15 euro su mailticket.it

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