Jack Savoretti
Jack Savoretti

Singing To Strangers è il nuovo progetto discografico di Jack Savoretti. Un album di undici inediti, che sarà presentato direttamente dall’artista italo-inglese in un unico instore domani a Milano, alle 18.30, presso la Rizzoli di Galleria Vittorio Emanuele. In attesa del live, già programmato per il 17 aprile al Fabrique. «È il mio lavoro più ispirato, non so se sia il più autobiografico», spiega Savoretti a Mi-Tomorrow.

A che punto sei del tuo viaggio artistico?

«Direi che questa sia la tappa studiata, quella con le idee chiare».

Che cosa hai messo di più rispetto ai precedenti album?

«Sono felice di aver riscoperto il romanticismo grazie ai miei figli. Ma posso dire di aver riscoperto, più in generale, i sentimenti, il coraggio, il mio passato».

Come ti ha cambiato la famiglia?

«Totalmente, vedo il mondo dagli occhi dei miei figli. Sono tornato ad ascoltare le emozioni».

Genova è sempre nel tuo cuore?

«E’ il luogo dove mi sento a casa, stranamente senza averci mai vissuto. Lì, però, sento l’odore dei ricordi della mia famiglia».

Roma, invece, ti ha ispirato…

«Roma mi stuzzica, mi affascina in tutto».

E Milano?

«La città più europea d’Italia, quella dove non manca nulla».

Singing To Strangers è il brano più autobiografico?

«Non so, ma sicuramente parla di me che canto agli sconosciuti. E’ un brano pensato come tutto l’album d’altronde».

Come sta la musica italiana?

«Grazie a gruppi come gli Ex Otago (ha duettato con loro a Sanremo, ndr), direi che è un momento molto sano. Stanno cambiando anche i reality, cercando sempre più materiale originale».

La Gran Bretagna cosa può ancora insegnare?

«A migliorare l’ambiente. La gente deve andare ad ascoltare la musica nei club, nei piccoli locali. Fate suonare i musicisti».