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12. 05. 2021 19:26

Max Gazzé presenta il nuovo album: «Canto per cercare stimoli sempre nuovi»

Reduce dal Festival di Sanremo, Max Gazzè prosegue il suo percorso con l’album La matematica dei rami: «A differenza del passato, non ho fatto questo disco con la faccia davanti al computer»

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La matematica dei rami è il nuovo album di Max Gazzè, che arriva a sei anni dal precedente disco di inediti, Maximilian. Dieci tracce registrate dal vivo con la Magical Mystery Band per un’esperienza sonora matura, omogenea, ma allo stesso tempo ricca di sfumature. Come si era già potuto notare a Sanremo con Il farmacista.

Nell’album colpiscono la varietà di suoni e la capacità di creare omogeneità nella differenza. Quale criterio hai seguito nella lavorazione?
«Mi piace cercare stimoli nuovi e diversi. Così è nato il progetto con la Magical Mistery Band. Nel disco ho voluto che si percepissero sinergia e spontaneità, così come la consapevolezza nel suono. Abbiamo registrato quasi tutto live, anche la voce. Non ci sono sovraincisioni o programmazione elettronica. A differenza del passato, non ho fatto questo disco con la faccia davanti al computer».

La matematica dei rami si apre con il brano Considerando, un vero inno alla vita.
«Durante la lavorazione del disco eravamo ben consapevoli di ciò che stava succedendo fuori, ma il linguaggio delle canzoni non interagisce direttamente con la situazione di questi mesi. Molti brani hanno origini pre Covid».

Come avete affrontato il periodo?
«Diciamo che siamo stati fortunati creando questa casa e questo ritrovo, perciò la condizione in cui ci siamo trovati è stata di grande ispirazione, nonostante l’incertezza e i disagi all’esterno. La sofferenza e l’amarezza l’abbiamo colta dagli sguardi dei nostri figli. Noi l’abbiamo vissuta, ma elaborandola da adulti. Spero si ritorni presto a una vera normalità: i ragazzi meritano questo e non una vita digitalizzata».

Non a caso, c’è tanta consapevolezza nel brano Figlia.
«Nasce da una musica che hanno composto i ragazzi della Magical Mistery Band. Una poesia di mio fratello Francesco ha reso il pezzo ancora più magico. Ricordo di averla cantata la prima volta con intensità e passione e con un trasporto che non mi capitava da tempo. Avevo gli occhi umidi. L’ho proposta alla band e, dopo averla ascoltata, c’è stato un minuto di silenzio e tanta commozione. Figlia è nato in uno stato di grazia e lo si avverte anche dalla registrazione sul disco».

Un brano dall’atmosfera noir è L’animale guida. A te che genere di sensazioni evoca?
«È il primo pezzo che abbiamo registrato tutti insieme quando ci siamo incontrati in studio. Una canzone greve anche nel suono, ma che mi evoca una particolare immagine. Penso a un pifferaio magico che passa attraverso le colline e guida un gruppo di bambini, ognuno con in braccio il suo animaletto di peluche, ovvero l’animale guida».

A Sanremo, sempre insieme alla Magical Mystery Band, hai portato la cover di Del Mondo dei CSI. Un pezzo che, anche su disco, riesce a trasmettere quell’energia che ti ha riappacificato con l’Italia, dopo un percorso di vita all’estero.
«Sono cresciuto a Bruxelles e ho frequentato un contesto musicale britannico. In quel periodo il concetto musicale era affiliato al modo di pensare e di essere. Quando sono tornato in Italia, ho trovato una realtà differente. Il Consorzio Suonatori Indipendenti mi ha ricordato quell’identità che faceva parte delle mie origini, al di là di ogni connotazione politica. Una realtà underground in totale antitesi con il pop e la musica sanremese. Siccome si parla raramente di quel periodo e quell’attitudine si è un po’ smarrita, mi andava di omaggiarli con Del Mondo nella serata dedicata alla canzone d’autore».

Lo scorso anno sei stato tra i primi a ripartire in tour. Stai lavorando a qualcosa anche per quest’estate?
«Se ci sarà spazio per suonare con la Magical Mistery Band ne sarò ben felice, ma non so se quest’estate sarà possibile. So che loro già stanno lavorando ad altri progetti, ma non si sa mai. La mia priorità, ora, è tornare a suonare con i miei storici musicisti con cui condivido il palco da tanti anni. E che per me sono come dei fratelli».

 

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