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24. 05. 2022 17:25

Capienza al 100%: le magiche parole per il ritorno della musica live a una pseudo-normalità

Ritorna il mondo della musica live, niente più distanziamenti, platee ricche di sedute, spazi limitati. A Milano ripartono realtà come i Magazzini Generali, Santeria Toscana 31, Fabrique e Alcatraz

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Nessuna frase, in questo periodo di lenta ma graduale ripresa, emoziona come capienza al 100%. Da oggi il mondo live è “libero” e, mai come stavolta, la ripartenza è sentitissima. Perché non prevede più distanziamenti, platee ricche di sedute, spazi limitati.

Il mondo live torna “libero” e con una capienza al 100%

Il nuovo Decreto per l’emergenza Covid-19, approvato dal Consiglio dei Ministri nella seduta del 17 marzo 2022, introduce diverse disposizioni «per il superamento delle misure di contrasto alla diffusione dell’epidemia». E se i teatri già godevano della massima capienza, ora anche i palazzetti e i club possono gioire. A Milano, dunque, ripartono realtà come i Magazzini Generali, Santeria Toscana 31 e, ovviamente, Fabrique e Alcatraz.

Tra mille difficoltà – perché le ferite di due anni di chiusura sono profondissime e la regolarità dei calendari e della programmazione è ancora in assestamento -, ma anche con tantissima voglia di vivere la musica come la musica merita di essere vissuta. Senza limiti e a favore di assembramento, nella speranza che in un futuro non lontano il pensiero della musica e delle folle torni a essere un accostamento imprescindibile.

Mondo live, qui Fabrique

Daniele Orlando (proprietario e direttore artistico)
«Sollievo e cautela, ma anche tanta eccitazione»

Qual è la sensazione predominante ora che si torna ai live?
«Direi un misto di sollievo e cautela. Da un lato la sensazione di ritornare a respirare dopo due anni in apnea, durante i quali la cosa più difficile è stata avere la percezione di una totale mancanza di progettualità per il nostro settore. Da qui la cautela. A prevalere in assoluto è comunque l’eccitazione nel rivedere il palco del Fabrique animato dalla musica live e la venue piena di esseri umani che vogliono ritornare a vivere momenti di condivisione come solo a un concerto su può fare».

Quale è il punto della situazione oggi con il ritorno alla capienza al 100%?
«Al momento stiamo organizzando il lavoro dei prossimi mesi finalmente con qualche indicazione certa. Poi la situazione è anche quella di professionisti da sempre scrupolosi nell’offrire un servizio di qualità ai nostri avventori».

In cosa si è avvertita più solidarietà?
«Sono nate varie associazioni che hanno tentato di creare una rete di solidarietà fra gli operatori del settore. Penso a Bauli in Piazza, a Keep On, a Ultimo Concerto, ma anche alle grosse agenzie di musica live che operano in Italia, da Live Nation a Vivo Concerti, Friends and Partners, Vertigo, D’Alessandro e Galli e altre, che hanno cercato di aprire tavoli di dialogo con le istituzioni e la politica per portare attenzione sul nostro particolare settore culturale. Devo constatare purtroppo che siamo e sono stati quasi sempre inascoltati, dato che di fatto siamo l’ultima categoria imprenditoriale a poter riprendere la propria attività».

Il momento peggiore di questi due anni?
«Al di là delle difficoltà economiche, vedere il Fabrique vuoto e silenzioso per 25 mesi. Se si esclude la breve riapertura di novembre 2021, con gli Eiffel 65 ad Halloween e due concerti di Emis Killa con Jake La Furia, quello di Madison Beer è il primo concerto dopo 26 mesi».

Mondo live, qui Magazzini Generali

Alfredo “Kappa” Cappello (responsabile programmazione live)
«Tornare al pieno della capienza è liberatorio»

Qual è la sensazione predominante ora che si torna ai live?
«Di gioia. Dopo due anni e mezzo che sul palco ci siamo andati a spizzichi e bocconi è quasi liberatorio. Siamo stati un po’ lasciati lì abbandonati, è la mia percezione. Lavoro nel mondo della musica dal vivo dal ’98. So cosa sono i legami politici e le varie corporazioni. La pandemia ha fatto tirare una riga e chi non era organizzato perché gli faceva comodo così ha pagato lo scotto».

Quale è il punto della situazione oggi con il ritorno alla capienza al 100%?
«Ci sarà, prima dell’estate, più spazio per gli italiani ed è un bene per la musica italiana. Stiamo lavorando molto con la musica nostrana per cercare di dare al pubblico qualcosa. Purtroppo programmare i concerti non è semplice. Considera che sto programmando ora il primo semestre del 2023. Bisogna avere lungimiranza. È ciò che ha cozzato di più con la visione politica della pandemia».

Il momento peggiore di questi due anni?
«A gennaio 2021 sono tornato nel locale per sistemare faccende fiscali e amministrative. Ho visto il mega calendario dell’anno 2020 tutto bianco. In quel calendario ero solito scrivere le date dopo averle fatte, come una bandierina messa. Vedere il calendario del 2020 bianco per quasi dieci mesi è stata la coltellata più dura. Non avrei mai pensato che il 2021 sarebbe stato peggio».

In cosa hai avvertito più solidarietà?
«Sicuramente la pandemia ci ha aiutato a compattarci, ma il peso politico che poteva avere la musica dal vivo davanti a ministeri e ai politici puri era scarso. Non è gente che fa il tuo lavoro. E siamo diventati il fanalino di coda delle riaperture. Però da un lato i gestori di locali hanno fatto il punto della situazione, dialogando e cercando modi per aiutarci. Credo che la ripartenza porti tutti a condizioni lavorative migliori. O almeno me lo auguro».

Mondo live, qui Santeria

Andrea Pontiroli (fondatore e manager)
«Noi discriminati, ma pronti a ricominciare»

Qual è il punto della situazione con il ritorno alla capienza al 100%?
«Siamo in ritardo rispetto a quello che poteva essere fatto almeno un paio di mesi fa. Si è deciso di protrarre il divieto dei live quando si aprivano le discoteche. È stata una discriminazione importante. Probabilmente, si trattava di una lobby dalla pressione più potente rispetto alla nostra. Per questo, ci troviamo davanti ad una sovraesposizione di concerti: tra chi recupera e chi esce ora discograficamente, calendarizzare tutto non è facile, ma noi siamo organizzati».

Quanti aiuti avete ricevuto?
«Il sufficiente per sopravvivere, ma senza continuità. Dopo lo scorso settembre e il nuovo blocco di dicembre, non abbiamo ricevuto più nulla, nemmeno la cassa integrazione, senza alcuna comunicazione sul futuro. Di fatto, le grandi spese ci sono sempre state, come la Tari e gli affitti, mai sospesi come promesso».

Il sostentamento derivante da attività parallele come food e school vi ha aiutato almeno in parte?
«Non così tanto. Se da un lato la nostra core creativa, che va dalla gestione del bar ai corporate events, ci distingue da altri, dall’altro non ha aiutato in un momento di blocco totale su più fronti, come quello ristorativo. Per diversificarci abbiamo proposto alcuni talk, un primo approccio di riavvicinamento al pubblico».

Il momento più buio nell’ultimo biennio di gestione?
«Non è stato facile trovarsi dinanzi alla contrazione del personale dovuta alla fine dei contratti determinati o a chiamata. Molti dei nostri ragazzi hanno cambiato mestiere o lasciato Milano perché la vita qui costava troppo. Oggi stiamo tornando ad assumere, per fortuna».

E i concerti internazionali?
«Torneranno ad esserci a maggio, ma il pericolo di ulteriori spostamenti o, nella peggiore delle ipotesi, di cancellazioni è sempre in agguato. Sarà un ritorno ai live graduale, bisogna tornare a trasmettere l’importanza del concerto come esperienza di vita».

Mondo live, qui Alcatraz

Lorenzo Citterio (titolare e manager)
«Sopravvivere? Un rebus irrisolvibile»

Qual è il punto della situazione con il ritorno alla capienza al 100%?
«Il decreto precedente ha cancellato una serie di linee guida di dicembre, dando via libera al ballo e non alla musica dal vivo. Questo paradosso ci ha causato non pochi danni alla programmazione. Oggi puntiamo a riportare i giovani adulti in sala, i giovanissimi hanno già risposto alla grande».

Cioè?
«Alla riapertura delle discoteche sono corsi a vaccinarsi per tornare a tutelare la propria vita sociale. Diversa la situazione per i trentenni, più preoccupati del contagio per non doversi assentare, poi, sul lavoro. Oggi, con la quarantena da contagio abbreviata, credo che torneranno a concedersi più facilmente una serata di svago».

Club e discoteca: come metterete in pratica le disposizioni nel prossimo mese?
«Da oggi e fino al 30 aprile, oltre al Green Pass rafforzato, ci sarà l’obbligo della mascherina Ffp2 per i concerti in piedi, ma non per la discoteca. Questa è l’incoerenza di una norma difficile da mettere in pratica, ma lo faremo perché abbiamo trovato nelle persone il giusto buonsenso. E ci ha stupito».

Quanti aiuti avete ricevuto?
«Durante il primo governo Conte i ristori sono stati proporzionati al livello di fatturato perso. Con le chiusure successive, poi, dei promessi 25.000 euro ne sono arrivati 18.000 a dicembre. Ad oggi stiamo aspettando nuove promesse sugli ultimi mesi di chiusura, ma di concreto c’è poco. Intanto abbiamo richiesto prestiti in banca e abbiamo rimandato importanti lavori di ristrutturazione a tempi migliori. Per ogni sera senza pubblico abbiamo perso 3.500 paganti: questo è il dato più rilevante».

Come vi siete reinventati?
«Abbiamo provato con gli eventi in streaming e il Good Vibes, un bar nel cortile adiacente. Ma hanno aiutato poco. Durante la pandemia ci siamo offerti come hub vaccinale, ma non abbiamo avuto riscontri. Sopravvivere in questi mesi è stato ed è tuttora un rebus irrisolvibile».

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