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26. 09. 2021 08:50

I Negramaro tornano con un nuovo singolo: «Ma che bella canzone d’amore»

Tornano alla grande i Negramaro con un singolo che è tutto un programma: Ora ti canto il mare, a settembre, si candida a pieno titolo come super hit dell’autunno. Sangiorgi: «Il mare a Milano? Amo i Navigli»

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A novembre dell’anno scorso i Negramaro cercavano Contatto, meno di un anno dopo sono tornati con il singolo che non ti aspetti. Con il mare a settembre, sì. Ma è «mare infinito atemporale, un mare che si allontana dai tormentoni estivi per non essere più estate. Perché il mare è la vita, che è poi quello che ci ha spinto a pubblicare un brano a settembre. Con un titolo così, con un testo così e, tra l’altro, con una sua vitalità». Così Giuliano Sangiorgi e Andro presentano a Mi-Tomorrow Ora ti canto il mare, che si candida ad essere autentica hit dell’autunno. Un’idea nuova, imprevedibile.

I Negramaro presentano “Ora ti canto il mare”

Che mare si può cantare a settembre?
Giuliano Sangiorgi: «Mare. Sempre di mare si tratta. Il pezzo nasce con “Fuori è primavera” e termina con l’autunno alle porte, quindi è un flusso di momenti che sfrutta anche l’epoca musicale che stiamo vivendo».

Che epoca musicale stiamo vivendo?
G: «L’epoca in cui quello che dici lo puoi raccontare subito senza dover aspettare gli album, ad esempio».

Senza troppe strategie, insomma.
G: «Diciamo che l’album è qualcosa a cui teniamo tanto ancora adesso, ma in questo periodo sono bastati un suono, una base e uno strumentale di Andro per far nascere il singolo. Ci abbiamo lavorato insieme a Orang3, ci siamo stimolati così tanto che ad un certo punto abbiamo capito che non c’era necessità di aspettare altro tempo. Anche perché, avendo dovuto rimandare il tour, non aveva più senso aspettare».

Quindi un brano al posto del tour.
G: «Sì, al posto del tour abbiamo deciso di pubblicare una canzone che ci rappresenta molto, davvero. Abbiamo un po’ l’ossessione del mare, io ce l’ho perché per me il mare rappresenta l’alternativa possibile. Mia nonna da piccolo mi diceva “Sulu alla morte nu nc’ete rimediu” (solo alla morte non c’è rimedio, ndr), che non è male, ma il mare mi dà tutta la vita di cui ho bisogno».

Un po’ come in Estate.
G: «È un po’ il sequel, sì. Vorremmo sempre che non finisse mai».

L’ultima volta in cui avete parlato live del mare era durante il tour di Amore che torni, ribadendo che «è di tutti». Fatto non scontato. Poi la pandemia. Pensate che per certi versi si debba ripartire quasi da capo?
Andro: «Teniamo sempre a ribadirlo, anche perché a mio parere non è stato compreso su larga scala. Noi continuiamo a sensibilizzare il nostro pubblico, abbiamo cercato di farlo anche in altri contesti. Il premio di Amnesty international ha sottolineato le potenzialità del testo di una canzone come Dalle mie parti, anche questa legata al mare, che aveva il solo intento di sottolineare il continuo e disperato fenomeno della ricerca della serenità da parte di chi non riesce a trovarla».

In una parola: profughi.
A: «Non mi va di parlare di profughi perché ormai sono termini abusati. Parlo semplicemente di ricerca della felicità. Noi abbiamo cercato di sostenere questo principio e questo diritto che è un po’ di tutti. E l’abbiamo fatto con consapevolezza durante i nostri tour».

Un po’ funky, un po’ Dalla, il timbro di Orang3: Ora ti canto il mare sembra un po’ tutto questo.
G: «Nel momento in cui ho scritto il ritornello, la strofa mi è venuta subito dopo aver sentito il suono di Andro. Ecco, ho impiegato un po’ per il ritornello, ma devo dire che questo è una valanga».

E su Lucio Dalla?
G: «Il Lucio Dalla di un tempo preciso, quello degli Stadio, anche perché Gaetano Curreri è un carissimo amico un grande autore e un grande performer con tutta la band. Per noi sono un riferimento. A me ha ricordato il mondo ironico, leggero, ma anche profondissimo di Chi te l’ha detto?/Grande figlio di puttana».

Quindi un omaggio a Curreri, a quarant’anni da quella canzone.
G: «L’omaggio, sì, lo faccio a Gaetano che deve stare bene. Tra l’altro, in uno dei messaggi ufficiali che mi ha mandato, ci considera gli eredi degli Stadio, che non è male viste le esperienze di tanti altri. Noi non abbiamo mai fatto un riferimento preciso, ma loro sono dentro di noi. Se pensiamo alle band italiane, gli Stadio sono proprio da recuperare in questo momento che vive di revival anni ‘80 e ‘90».

Com’é nata l’idea di Orang3, invece?
G: «Andro è una persona molto attenta ai producer giovani».
A: «Ultimamente, stando in giro e frequentando un po’ il girone dei produttori, mi è capitato di ascoltare il lavoro di tanti ragazzi forti e in gamba. Tra questi, mi hanno colpito gli spunti di Daniele (Dezi, Orang3, ndr), molti dei quali fatti anche con Frenetic. Gli ho proposto di condividere con noi questo viaggio».

Non è proprio scontata la condivisione fra produttori…
A: «Il fatto che io abbia prodotto l’ultimo album non vuol dire che debba essere sempre il riferimento. Magari posso dare una guida o una direzione, ma in qualche modo l’idea di coinvolgere una figura esterna che possa dare il suo tocco, la sua esperienza, per noi è sempre stato stimolante. Ma voglio spendere due parole in più su Orang3».

Prego.
A: «Oltre al fatto di aver lavorato a questa, per me, bellissima collaborazione, umanamente sono felice di aver conosciuto una persona così positiva, solare, un musicista vero. E già con una grande professionalità».

Contatto è solo di novembre, ma sembra passata una vita. Quindi oggi uscire con un album è diventato quasi sconveniente?
G: «Ideologicamente no. Se l’ideologia vuoi che sia morta, ti do ragione. Il romanticismo è finito? Sì, hai ragione. Il romanticismo non è finito? Sì, hai ancora ragione, però il desiderio di fare i dischi, gli album, non cambierà mai in noi».
A: «Sono cambiati i tempi. E questi tempi ti danno la possibilità di comunicare in modo diverso. Contatto ha dentro di sé tutti i tipi di link che uno può immaginarsi, fino a prova contraria. E fino a che non arriverà il prossimo album».

Anche il Covid ci ha messo del suo.
A: «Un album va portato in giro, certo. Diciamo che, se i tempi sono cambiati, non è colpa di nessuno. C’è stata una virata del mercato che ultimamente ha visto una congestione di produzioni».

Giuliano, ti abbiamo visto con Blanco e Sangiovanni. Già in Contatto, nel brano Non è vero niente, c’era Madame.
G: «Facciamo i featuring giusti (ride, ndr). Essere dei riferimenti per Madame, Blanco e Sangiovanni è importante per noi perché sono veramente la nuovissima generazione di autori. E non è banale, dopo decenni di talent».

Ti piacciono?
G: «Sono bravi perché nel loro Dna c’è tutto quello che abbiamo fatto anche noi. Sembra una cazzata, ma se Blanco canta La prima volta o Estate è perché hanno fatto parte degli ascolti dei loro genitori. Secondo me noi abbiamo contribuito in qualche maniera a creare un mainstream diverso dal pop di una volta».

In che modo?
G: «Cercando di portare tutto quello che ci piaceva degli anni ’60, ‘70 e ’80 dentro la nostra musica. La nostra esperienza, insomma, diventa fondamentale anche in una canzone semplice come Ora ti canto il mare. Come abbiamo detto, ci sono Dalla, gli Stadio… e i Daft Punk per me, no? E ora vedere questa nuova ondata cantautorale già pronta a 18 anni sembra incredibile, ma si basa su tutte le esperienze musicali di chi li ha preceduti».

Un posto a Milano. Quale?
G: «Il Waveforms Studio di Andro è un posto che mi piace, un posto magico perché lo vivo come mio. Poi amo i Navigli perché sono legato proprio all’Italia che vive i suoi luoghi in questo modo. Puoi fare il fighetto quanto vuoi, ma la strada in Italia ti fa vivere la città. Roma è così, Lecce è così, Milano in alcuni posti è così. È bellissima proprio così».
A: «A me di Milano piacciono i cambiamenti continui che attraversa, con la possibilità di scoprire sempre dei nuovi posti, sebbene anch’io abbia dei punti di riferimento che più o meno coincidono. Ma un posto nuovo da scoprire, qualcosa che succede di nuovo rende la città stimolante. Una sensazione impagabile».

 

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