18.5 C
Milano
17. 05. 2022 03:52

Nuovo album per Laioung: «Sono un nomade, ma l’Italia mi ha dato spazio»

Il rapper Laioung presenta il nuovo album Vox Populi: «Sono spiritualmente cambiato»

Più letti

Si intitola Vox Populi. È il nuovo album del rapper Laioung: ventuno tracce nate dopo tre anni di lavoro e dopo un viaggio fatto per dare voce al popolo.

Come ti senti in questo periodo della tua vita?
«Sono arrivato in Italia come un meteorite, posso dire di essere arrivato a fare questo album “spiritualmente cambiato”. Sono più forte di prima e sono felice di rappresentare tante persone che non hanno una voce perché questo, oltre a far divertire la gente, è un album che contiene messaggi forti».

Un titolo nato grazie ai viaggi che hai fatto e che ti hanno segnato.
«Io sono un nomade, ho sempre vissuto in tanti Paesi che per me sono casa: Italia, Belgio, Inghilterra, Canada, America. Neanche sapevo che nel 2015 l’Italia mi avrebbe accettato dandomi uno spazio tutto mio. Parto dal presupposto che amo fare musica e poi sono molto versatile: hip hop, drill, trap, R&B, Soul, alla fine l’obiettivo è portare la mia personalità alla gente, indipendentemente dagli stili musicali».

In Vox Populi ci sono tante collaborazioni: Fabri Fibra, Clementino, Maruego e tanti altri. Come li hai scelti?
«E’ stato molto naturale, sono tutte persone che stimo, genuine e sono felice abbiano partecipato al progetto. Li rispetto molto. Ciò che lega tutto questo poi è il sound, le canzoni sono molto versatili e tutte prodotte da me. La direzione artistica è la mia».

Sei cresciuto in un contesto familiare che ti ha permesso di conoscere la musica sin da giovanissimo. E’ per questo che hai una particolare devozione verso la musica?
«Certo, assolutamente. Io devo portare la differenza e so che culturalmente posso farlo, per quello non copio mai dagli altri ma prendo ispirazione. Oggi poi c’è molta confusione tra interprete, rapper, produttore e artista. Alcuni credono di esserlo solo per il profilo verificato su Spotify».

Laioung è nato dall’unione di Lion e Young?
«Esatto. Già da bambino il mio cartone preferito era Lion King, poi avevo i rasta e sembravo un leone, sono nato il 13 agosto e sono leone di segno, mia madre viene dal Sierra Leone. Sono segni che mi hanno fatto capire di essere un “giovane leone”. Così ho unito le due parole italianizzando il tutto ed è uscito un nome d’arte che può essere pronunciato in diversi modi. L’importante è che mi chiamino…».

In breve

Milano, al Giambellino arrivano i lampioni smart contro rifiuti e soste irregolari

Una nuova ed impensabile nuova arma per contrastare i furbetti dei rifiuti: a Milano, per la precisione al Giambellino,...