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22. 06. 2021 01:25

Il ritorno di Pierdavide Carone: «Ora so chi voglio essere»

Pierdavide Carone si racconta in occasione dell’uscita di Casa, il suo atteso ritorno discografico

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Casa non è soltanto un luogo, ma un vero è proprio stile di vita. In questo caso specifico è soprattutto un’escalation di emozioni: un album di dieci – belle – canzoni scritte e cantate da Pierdavide Carone.

Questo progetto è un nuovo punto di partenza o la meta di un viaggio?
«Entrambe le cose, anche se può sembrare una risposta diplomatica. Ma effettivamente è così. Casa rappresenta la fine di un percorso di stasi, di questi nove anni in cui ho fatto fatica ad essere attivo dal punto di vista discografico, per una serie di ragioni. Contemporaneamente rappresenta anche un punto di partenza, l’inizio di una nuova fase, possibilmente senza più pause».

pierdavide carone

A cosa si deve la scelta del titolo?
«Quando ho iniziato a scrivere queste canzoni, circa quattro anni fa, mi stavo per trasferire da Roma a Milano, da un modo di vivere ad un altro. In tutte le tracce è segnante il concetto di “casa”, affrontato in modi molto diversi e trasversali, per cui non potevo che scegliere questo titolo».

A proposito di Milano, come pensi di essere stato accolto qui?
«All’inizio ricordo la Milano più cliché che possiamo intendere, in un secondo momento ho dovuto chiedermi cosa volessi realmente io da questa città. Così ho scoperto una certa disciplina nel lavoro, intesa anche come rigorosità e costanza, aspetti che prima non conoscevo e che hanno facilitato l’intero processo creativo».

Credi di aver raggiunto il giusto equilibrio tra chi sei e chi vorresti essere?
«Oggi so chi voglio essere, è già una consapevolezza importante. Chiaramente la strada è lunga, in questo momento non ho ancora raggiunto completamente questo tipo di status e ne sono felice, perché ho trentadue anni e non vorrei passare il resto della vita ad annoiarmi (ride, ndr)».

Quanto è cambiata la tua percezione della musica rispetto agli esordi?
«La percezione credo di no, magari può essere cambiata la concezione di discografia, per una concatenazione di situazioni e di colpe. Nonostante in nove anni questo mondo sia parecchio cambiato, spero ci possa essere ancora un posto importante per la mia musica».

La prosecuzione ideale di un disco è sempre la dimensione live. Ci stiamo quasi tornando…
«E non sto più nella pelle! In tutti questi anni di assenza discografica, la cosa che non mi sono mai fatto mancare è proprio il palco. Chi mi segue sa che non mi sono mai fermato, ho sempre continuato a fare concerti. A maggior ragione adesso che ho delle canzoni nuove da portare in giro, non vedo l’ora di ricominciare. Poi ci sono le difficoltà legate al momento storico che conosciamo tutti, ma per quanto mi riguarda ho già la valigia pronta per ripartire».

 

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