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29. 09. 2021 03:48

Quattro domande a Cristiano Godano: «Internet ci ha rubato la musica»

Cristiano Godano si racconta tra le parole e le note del suo primo album solista.

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Mi ero perso il cuore, il tuo primo album da solista, sembra intercettare stati d’animo comuni in questo periodo. Concordi?

«Sembrerebbe così, pur avendolo composto in tempi non sospetti. In genere, le mie canzoni si adattano a tutte le stagioni negative (sorride, ndr), fa parte del mio codice deontologico. Non ho paura di sporcarmi le mani, di raccontare cose che possono restare nel tempo, al contrario dei tormentoni estivi che non durano più di una stagione».

Nell’album parli anche di genitorialità, che rapporto hai con tuo figlio Enrico?

«Anche lui è pervaso dalla stessa passione anche se, a differenza mia, ci sta provando con il rap. Già da tempo era latente in me l’idea di coinvolgerlo nel videoclip del brano Padre e figlio, ma non mi sarei mai permesso di andare fino in fondo, conoscendo la tipica ritrosia di un figlio che si contrappone al padre per definizione. Poi, grazie all’amico e regista Fernando Maraghini, è capitato per davvero».

Sei un padre che dà tanti consigli?

«Diciamo che ho messo mio figlio in guardia dalle difficoltà, pur bazzicando in un mondo musicale molto diverso e nonostante i tempi siano cambiati. Un divario che racconto anche nella rubrica Elzevirus che curo su Rolling Stones. Ne parlo tanto con Enrico, facendogli notare che ci sono moltissime probabilità di non farcela. Purtroppo con il web non c’è una remunerazione, internet ci ha rubato la musica. Si tratta di una grande frode in atto, i musicisti sono stati privati del proprio tornaconto».

Pensi si sia fatto abbastanza per tutelare gli operatori dello spettacolo?

«Penso che tutto quello che si è fatto per sensibilizzare chi di dovere fosse doveroso. Poi arriva Sanremo, si cerca di far entrare a tutti i costi la gente all’Ariston e mi domando a cosa sia servito tutto questo. Che si opti per fare il Festival posso capirlo, ma che si cerchi di avere a tutti i costi il pubblico, non lo trovo corretto nei confronti di tutti i lavoratori che sono fermi da mesi».

 

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