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27. 10. 2021 19:36

Quattro domande a Veronica Vitale, I-VEE: «Esporto la mia italianità»

A tu per tu con Veronica Vitale

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Che cos’è Transparent?
«È un brano che non ti dà l’idea di ascoltare una canzone, ma una sequenza. L’ho composto seguendo la “frequenza della guarigione”: ho ripensato alle mie ombre più scure, tra cui il bullismo che ho subito all’età di 11 anni. Ho voluto dedicarlo ad una lotta più sottovalutata di quanto si pensi».

Qual è stato il momento in cui ti sei resa conto di aver preso la strada giusta?
«Negli Stati Uniti non ci fermiamo mai. Anche nel momento in cui raggiungi il successo continui a correre, senza pause. Nel 2016 ho incontrato il papà di Michael Jackson. Quando ha ascoltato il pezzo che ho scritto per Bootsy Collins, mi ha detto queste parole: “Non potrei mai pensare che l’ha scritto un’italiana”. Per me è stato un grande motivo di orgoglio».

Ora la tua carriera è all’estero, ma cosa ti resta dell’Italia?
«Intanto la mia terra mi ha dato una marcia in più nel mondo. Essere italiana è un orgoglio. Se non lo fossi stata, non avrei potuto esportare quell’esuberanza e quella cultura proprie del nostro Paese. Spero che la mia storia, così come quella di tanti altri artisti internazionali che non sono conosciuti in Italia, venga ascoltata».

Prossimi obiettivi?
«Vorrei entrare dentro la mente di qualcuno che pensa fuori dagli schemi. Che è poi la soluzione contenuta nel titolo dell’album, Inside the outsider. Ci saranno tanti bei duetti, un genere musicale molto particolare ma non d’élite. L’italiano sarà rappresentato alla pari dell’inglese, anche perché resta la lingua migliore per fare musica».

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