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21. 05. 2022 21:41

L’ultima Rivoluzione di Enrico Ruggeri: «Sono ancora quel ragazzo del ’73»

Fuori oggi il nuovo album del cantautore: «Il Berchet era un liceo "caldo"». Un po’ come oggi

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Si svela oggi l’album La Rivoluzione (Anyway Music), l’ultimo di Enrico Ruggeri, alle prese con ricordi di vita e adolescenza che partono dall’iconico scatto di copertina, che ritrae la classe del cantautore milanese al Liceo Berchet – uno dei primi istituti classici milanesi – nell’anno scolastico ‘73/’74. «Una fotografia – confessa a Mi-Tomorrow – che ho piacevolmente ritrovato nei cassetti delle memorie del passato».

Enrico Ruggeri presenta la Rivoluzione, ultimo album del cantautore milanese

Enrico Ruggeri, cosa è rimasto di quell’alunno in copertina?
«Tanto. Sicuramente la voglia di distinguersi – a scuola ero quello che aveva la band, per questo ero considerato strano – ed è rimasta anche una certa rabbia adolescenziale che oggi custodisco gelosamente».

enrico ruggeriPerché era speciale essere un “ragazzo del Berchet”?
«Era un liceo “caldo”, da cui provengono i vari sindaci, scrittori, cantanti, musicisti, dirigenti, ma anche terroristi, che hanno fatto la storia della città. Da qui è uscita una Milano che ha combinato di tutto».

Che tipo di fotografia è rimasta di quel decennio?
«Tra i vari riferimenti letterari riporto alla luce ciò che la mia generazione – quella degli anni ’50-’60 – ha visto, da Carosello alle bombe di Piazza Fontana, dal terrorismo alle bande armate. Nel bene e nel male, i sessantenni di oggi reggono le regole del mondo: c’è chi ce l’ha fatta, e chi no ne sta pagando il prezzo».

E di oggi?
«Porta Romana rimane quella fotografia in cui rivedo gli stessi valori di un tempo. Da piccolo abitavo in via Muratori e, proprio qui, oggi ho il mio ufficio. CityLife avrà anche le beauty farm, ma qui rivedo quella complicità da paese della vecchia Milano»

Ne La mia libertà parla di delusioni e “schiaffi del destino”.
«È un brano liberatorio, simile ad una delle Ultime lettere di Jacopo Ortis foscoliane, sebbene io non pensi minimamente al suicidio».

C’è tanta Milano anche nelle collaborazioni, a partire da Silvio Capeccia.
«Insieme, nel 1972, avevamo fondato gli Champagne Molotov, prima dei Decibel. L’ho ritrovato in Glam bang, un brano che parla di una generazione ribelle, non potevo che condividerlo con lui. Ma c’è anche Francesco Bianconi (Che ne sarà di noi), pur non essendo nato qui apprezza molto la vivibilità milanese».

Il prossimo 9 aprile tornerà su un palco, quello del Teatro Nazionale.
«Esibirsi nella propria città ha un sapore particolare: si può riconoscere tra il pubblico il volto dell’edicolante o di chi ti porta il latte, il bello è anche questo»

Oggi c’è il Basketball against war, l’appuntamento a sostegno dei profughi di guerra ucraini promosso dalla Nazionale Cantanti.
«Come presidente è importante dare il proprio contributo a favore di iniziative importanti come queste. All’Allianz Cloud, a partire dalle 20.00, scenderemo in campo per Progetto Arca Onlus – alla quale andranno i proventi della partita – con cui ci siamo già mobilitati verso i confini tra Romania e Ucraina, per portare medicinali, vestiti e beni di prima necessità. Vi aspettiamo in numerosi».

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