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23. 06. 2021 04:25

Infiniti Decibel: Silvio Capeccia, l’ultimo disco e la “sua” Milano

«Porta Romana ai tempi dei Decibel»

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É disponibile in formato CD e sulle piattaforme digitali Silvio Capeccia Plays Decibel, l’album del musicista e compositore milanese Silvio Capeccia, storico tastierista dei Decibel: tutti i successi della band – da Contessa a L’Anticristo – rivivono in una veste intima ed intensa grazie ad una nuova versione strumentale in piano solo.

La rilettura in chiave pianistica di successi punk-rock svela lati inediti della vostra produzione. Da dove nasce questa scelta?
«I Decibel hanno sempre avuto nel loro Dna la volontà di rompere le convenzioni e di andare controcorrente, per questo è una scelta audace, in linea con lo spirito della band».

Decibel e Milano: quale zona vi ha visto crescere?
«La “nostra” Milano si poteva confinare tra viale Caldara e corso di Porta Romana, abbiamo sempre vissuto lì: Enrico Ruggeri e Fulvio Muzio studiavano al Berchet, io all’Einstein, qui abbiamo mosso i primi passi tra cantine e sale prove. Quando passo in zona non posso fare a meno di pensare alla mia adolescenza e ai primi concerti tenuti durante le tumultuose assemblee studentesche degli anni Settanta».

Capeccia - Decibel
Capeccia – Decibel

Si sente tutelato oggi come autore?
«Sulla tutela del diritto d’autore si potrebbe parlare per ore: qui bisogna ricordare come sia palesemente sbilanciato il rapporto economico tra piattaforme di musica – cosiddetta liquida – da una parte e case discografiche con i loro artisti dall’altra. Il primo, che vive e prospera di musica, si pone ai primissimi posti nei ranking di redditività mentre il secondo soggetto aggregato, che fonte primaria delle performance del primo, soffre e perde anno dopo anno forza contrattuale».

Come vede il futuro della musica?
«Dobbiamo affidarci alla continuità di manifestazioni nobili come quella di #Bauliinpiazza, un grido di dolore, pacifico, un gesto necessario di fronte alla totale assenza di protezione sociale del settore».

Foto Silvio Capeccia – crediti Simona Giovara

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