È una nuova pagina del grande romanzo della Triennale di Milano quella che s’inizia a scrivere giovedì con l’inaugurazione della XXII Esposizione internazionale, dal titolo Broken nature: design takes on human survival, in programma fino a settembre.

Un progetto ambizioso con cui la Triennale conferma la volontà di ridare continuità e stabilità alla kermesse, riproposta nel 2016, all’indomani di Expo, dopo una cesura di vent’anni. È una storia lunga e importante quella dell’Esposizione, partita dalla Villa Reale di Monza nel 1923, che ne ospita le prime quattro edizioni a cadenza biennale: l’obiettivo è stimolare le relazioni tra industria, arte e società in un’Italia del primo dopoguerra che cerca nell’industria la prospettiva di un nuovo benessere e nella progettazione creativa l’elemento di unicità delle sue produzioni.

Dagli anni Trenta l’evento si sposta al nuovo Palazzo dell’arte di Milano progettato dall’architetto Giovanni Muzio a seguito della donazione al Comune della famiglia Bernocchi, assume una personalità giuridica autonoma e diventa triennale, di nome e di fatto. Sotto la guida di figure come Giò Ponti e Mario Sironi, prende forma un punto di riferimento della vita culturale ed economica del nostro Paese, motore di un intenso dialogo internazionale tra società, arte e impresa.

Dall’impegno per l’affermazione dell’unità delle arti allo sviluppo dell’architettura e del design italiani, passando per il ruolo non secondario nella ricostruzione del secondo dopoguerra e l’approfondimento dello sviluppo economico e delle trasformazioni sociali: tanti i temi e le sfide affrontate in quasi novant’anni di vita dalla Triennale, che non ha mai smesso di crescere, allargando i settori d’interesse, puntando sempre sulla qualità e mantenendo una linea editoriale che vuole rispondere a una visione ampia e allargata della contemporaneità, parlando a tutti.

«Siamo in un momento in cui una comunicazione aperta e onesta non solo è necessaria, ma è rivoluzionaria – ha sottolineato il presidente della Triennale, Stefano Boeri – Quando la politica sembra non riuscire più a rispondere ad alcuni bisogni fondamentali della società, siamo spinti a guardare ad altri luoghi, come le istituzioni culturali e creative, per facilitare il confronto e il dialogo. L’obiettivo è riportare la Triennale alle sue origini: un luogo in cui vengono considerati punti di vista diversi e si discute di argomenti controversi». L’Esposizione internazionale torna a dare, in questo senso, il suo contributo: nuova benzina in quel motore di dialogo tra società, arte e impresa che vuole macinare ancora tanti chilometri. Qui, però, nessun inquinamento mortifero, solo contaminazioni virtuose: chiamatela Area T.

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