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17. 09. 2021 17:26

Venticinque anni di Subsonica: «Sempre lontani dall’autocelebrazione»

Venticinque anni controcorrente per i Subsonica, con Samuel, Boosta e Max Casacci protagonisti oggi in una delle date più attese di Estate Sforzesca

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Venticinque anni di musica, sempre alla ricerca di una nuova chiave. La carriera dei Subsonica si snoda da un quarto di secolo tra universi sonori nuovi, controcorrente, differenti, ma con un’impronta creativa importante e per nulla scontata. La band di Samuel, Boosta e Max Casacci è in tour per tutta l’estate – in attesa di tornare nei club – e questa sera farà tappa al Castello, protagonisti di Estate Sforzesca.

Un quarto di secolo di Subsonia

La vostra musica è ripartita a Musicultura allo Sferisterio di Macerata, un luogo magico.
«È stata un’apparizione fugace, un primo passo che ci ha permesso di prepararci con gradualità all’emozione totale del live di Ferrara. È stato bellissimo».

Cosa significa tornare in tour insieme?
«Non sapevamo bene cosa aspettarci. Improvvisamente si è aperta la possibilità di proporre un tour estivo che non era stato pensato e che non arrivava all’indomani di un album. Per la prima volta suoniamo di fronte a un pubblico seduto, ma non in un teatro. Ci ha ispirati anche l’idea di calibrare uno spettacolo per questa dimensione».

Come si sviluppa la scaletta?
«Per la prima volta ci sono pochi pezzi di Microchip emozionale, che verrà ripreso nella stagione dei club. È un concerto che predilige un suono più gentile, quello degli esordi per intenderci. Abbiamo trovato un’occasione per inserire una serie di brani meno ritmati. Anche nell’interpretazione c’è qualcosa di diverso. L’idea di suonare per un pubblico seduto significa confrontarsi necessariamente con persone, come dire, più attente».

Dopo un quarto di secolo avete capito qual è il vero segreto del groove dei Subsonica?
«Tutto nasce dalla necessità di non celebrarsi. Poi è una questione di corsi e ricorsi storici. Quello che i ragazzi di vent’anni hanno a cuore oggi noi lo facevamo nel 1996. Prendevamo gli strumenti e un po’ li mortificavamo perché volevamo che assomigliassero a macchine programmate. Già allora avevamo dato vita a un linguaggio unico, crediamo originale».

In questo senso come si colloca “Mentale strumentale?
«È stato un momento di esplorazione pura, che ha pesato molto sulla nostra storia. Da lì in poi, il suono del gruppo è diventato più collettivo e anche il processo creativo dei Subsonica è cambiato. È stato un passaggio, una parte di viaggio assolutamente fondante. Dall’esterno non si è avvertito perché quell’album non era mai uscito, ma questa transizione per noi è molto chiara».

Quanto credete abbiano influito, negli anni, le vostre esperienze soliste?
«Intanto sono sempre state fondamentali per preservare il gruppo dall’autocelebrazione. Sono un’occasione per andare agli antipodi in un momento in cui si è molto legati alla forma canzone. Ognuno di noi, fuori dai Subsonica, ha modo di misurarsi su territori diversi e in luoghi in cui non frega niente che tu faccia parte di una band di successo».

Oggi alle 21.00
Estate Sforzesca
Castello Sforzesco
Cortile delle Armi, Milano
Biglietti: da 43,70 euro su ticketone.it

 

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