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10. 05. 2021 07:33

Dopo le polemiche, riecco Willie il Peyote: «Il mio Sanremo? Una vera locura»

Ritroviamo Willie Peyote dopo il sesto posto finale al Festival e le polemiche per alcune sue parole «decontestualizzate» su Twitch: «In certi contesti non puoi stare sia dentro che fuori: sei dentro e basta»

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Nonostante diversi anni di carriera alle spalle, Willie Peyote ha conosciuto la grande notorietà nella settimana musicale più importante dell’anno, quella dell’ultimo Festival di Sanremo. E sulla sua pelle, va detto, ha conosciuto il bene e il male della kermesse che più fa parlare gli italiani.

Willie, con il Festival alle spalle possiamo chiedercelo: quanto credi sia stata capita Mai dire mai (la locura)?
«Partiamo dal fatto che penso sia proprio cambiato l’approccio del pubblico a Sanremo. E la mia canzone, come altre, lo ha descritto bene. Se guardi le classifiche, quelli che già dall’inizio erano considerati i più brani più forti stanno effettivamente andando meglio: Colapesce e Dimartino sono primi dappertutto ed è sacrosanto, stessa cosa per il pezzo dei Måneskin, per Madame, i Coma Cose e La Rappresentante di Lista. Il plauso va fatto ad Amadeus: ha scelto una rappresentazione reale della musica oggi in Italia».

C’è stato un momento in cui ti sei chiesto chi te lo avesse fatto fare?
«Quello tutto il tempo, ma alla fine ho anche chiesto scusa a uno dei miei manager, quello a cui sono più legato».

Per quale motivo?
«Perché abbiamo litigato, visto che era una sua idea quella di partecipare al festival. E io, durante Sanremo, non ne ero poi più di tanto convinto. Successivamente ho ringraziato sia lui che Amadeus perché hanno puntato su un qualcosa in cui io per primo non credevo fino in fondo. E obiettivamente il lavoro ci sta premiando».

Ironia della sorte, la tua canzone ha confermato una grande verità: «Siamo schiavi dell’hype». A Sanremo credi di esserlo diventato anche tu?
«Direi di averlo avvertito soprattutto il sabato mattina, quando ero secondo in classifica. Mi sono spaventato, perché era troppo. Poi Vessicchio mi ha raccontato che è la stessa sensazione che hanno provato Elio e le Storie Tese con La terra dei cachi: questa cosa mi ha inorgoglito un po’».

Ci eravamo lasciati mercoledì, prima della tua esibizione. Cos’è successo tra giovedì e domenica? Sei andato fuori giri?
«Probabilmente sì, anche se suona tutto peggio quando decontestualizzi quello che una persona dice, lo tagli, lo metti fuori da dove quella cosa è stata detta e gli dai il contorno che vuoi tu (il contesto è quello de Le brutte intenzioni, live su Twitch a Sanremo con Willie, Federica Cacciola e Daniele Fabbri, ndr). Se tagli un pezzo e lo fai passare per un messaggio in cui intendo denigrare gli altri, è esattamente l’opposto della persona che sono. E questa cosa mi ha un po’ ferito».

Solo ironia o qualcosa di più? Hai poi comunque chiesto scusa sia chiamando i diretti interessati, sia tramite il tuo profilo Instagram.
«Ti dico: una era una battuta, l’altra una constatazione. Sono due cose totalmente diverse. La battuta è uscita male nei toni e nei modi e quindi ci sta. Ma il diretto interessato ha fatto esattamente quello che bisogna fare su una battuta: ha riso».

Non sei il primo né l’ultimo artista a cui capiterà.
«Durante il Festival accumuli tensione in più momenti: prima di salire sul palco, quando sei sopra e magari, scendendo, ti lasci anche un attimo andare perché è un modo per sfogarsi. Sicuramente ho preso male le misure».

Ora tutto a posto, dunque?
«Sotto quell’aspetto sono tranquillo. Ma capisco chi, sentendo le mie parole, da fuori le abbia interpretate male. Sull’altra constatazione, ho scelto male modi e toni ma sottolineo che è una parte tagliata da un discorso in cui stavo parlando di performance che mi erano piaciute molto. Tanto che avrei voluto premiarle».

Parli delle cover?
«La Rappresentante di Lista e i Måneskin hanno fatto performance meravigliose. Hanno scelto bene i compagni, cantato bene, performato bene ed erano meravigliosamente giusti in tutto. Stranamente l’orchestra non li ha premiati: io partivo da li. Poi evidentemente ho detto troppo in un contesto in cui per cavalleria non si dovrebbero esprimere opinioni».

Senz’altro sarà stato un Sanremo fonte d’ispirazione per nuove canzoni. Su che tema ti butteresti, dovessi tornare a scrivere oggi?
«Credo sarebbe bello affrontare il tema di come ho frainteso la portata di una manifestazione come questa. E di come, in realtà, in certi contesti non puoi stare sia dentro che fuori: sei dentro e basta».

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