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07. 05. 2021 18:01

“Zero”, la nuova serie Netflix al debutto: Milano vista attraverso la lente della multiculturalità

Da oggi su Netflix irrompe Zero, che esplora Milano e il suo multiculturalismo da un punto di vista inedito, lanciando un messaggio importante: la diversità, finalmente, non ha più bisogno di esistere

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Dai complessi residenziali di CityLife alle case popolari della Barona. Zero – la nuova serie originale italiana Netflix in otto episodi, disponibile da oggi – attraversa quartieri e luoghi meneghini dando vita a una originale e unica esplorazione di Milano.

Ciò che ne emerge è il racconto di un mondo ricco e variegato di culture sottorappresentate, a cui si aggiungeranno contributi della scena rap. Si tratta di una storia di strada tutta milanese, che vede al centro il personaggio di Zero, un timido ragazzo con uno straordinario super potere: l’invisibilità. Il protagonista viene descritto non come un supereroe, bensì come eroe moderno.

Impara a conoscere i suoi poteri quando il Barrio, il quartiere della periferia milanese dal quale voleva scappare, si trova in pericolo. Zero dovrà – suo malgrado – indossare i panni di eroe e per farlo dovrà concentrarsi sulle sue emozioni. Nel viaggio, scoprirà l’amicizia di Sharif, Inno, Momo e Sara. E, forse, anche l’amore.

Giovani talenti

Nata da un’idea di Antonio Dikele Distefano, prodotta da Fabula Pictures con la partecipazione di Red Joint Film, è liberamente ispirata al romanzo Non ho mai avuto la mia età di Dikele Distefano (edito da Mondadori) che ha scritto la serie insieme a Stefano Voltaggio, Massimo Vavassori, Lisandro Monaco e Carolina Cavalli.

Nel cast, tanti giovani talenti italiani, di prima e seconda generazione: Giuseppe Dave Seke (Zero/Omar), Haroun Fall (Sharif), Beatrice Grannò (Anna), Richard Dylan Magon (Momo), Daniela Scattolin (Sara), Madior Fall (Inno), Virginia Diop (Awa), Alex Van Damme (Thierno), Frank Crudele (Sandokan), Giordano de Plano (Ricci), Ashai Lombardo Arop (Marieme), Roberta Mattei (La Vergine), Miguel Gobbo Diaz (Rico) e Livio Kone (Honey).

Mahmood e Marracash

Il compositore delle musiche, ideate appositamente, è Yakamoto Kotzuga. Ma a dare ritmo alla storia “di strada” sono le tracce rap curate da artisti che conosciamo molto bene. Tra i brani principali, l’inedito di Mahmood che ha anche accompagnato il trailer, dal titolo Zero, che chiude la serie e che farà parte del nuovo album del vincitore di Sanremo 2019, in uscita in primavera.

Nel primo episodio, è presente il brano Red Bull 64 Bars x Zero di Marracash, dal titolo 64 barre di Paura. La soundtrack spazia fra rap, urban, trap e R&B: Tha Supreme con Blun7 a Swishland, Emis Killa con Fuoco e Benzina, Bloody Vinyl, Slait, Tha Supreme feat. Mara Sattei e Coez con Altalene, Madame con Voce e Ginevra con Rajasthan. Ma anche Lil Wayne con Uproar, Alborosie con Cry, Amadou and Mariam feat. Manu Chao con Sénégal Fast Food e Ama Lou con Northside.

VISTA DA DIETRO LE TELECAMERE
«Sovrannaturale e umano si confondono»

In Zero, realtà e fantasy si mescolano continuamente. La Milano di strada e delle periferie è ritratta con le tinte di una graphic novel, che influenzano continuamente lo show. Basti pensare che Omar per accedere al suo potere deve mettersi in contatto con le emozioni: sovrannaturale e umano si confondono.

E la complessità – anche a livello tecnico – è stata proprio quella di inserire gli elementi fantastici in modo credibile, all’interno di una realtà quotidiana. «Per questo abbiamo fatto tante prove, utilizzando diversi software – ha sottolineato il produttore creativo Stefano Voltaggio – per ricercare visual effect in ambito sovrannaturale».

In questo contesto multiculturale, si mescolano influenze rap ed estetica fumettistica. «Il mondo di Antonio (Dikele Distefano, ndr) è molto legato ai manga, dei quali lui è grande appassionato, c’è una grande ricerca in quella direzione – sottolinea Menotti, co-creatore della serie –. E ci accomuna il fatto che anch’io, prima dello sceneggiatore, ho fatto il fumettista».

Milano padrona

Tra i temi toccati, arriva forte e chiaro quello del multiculturalismo: Zero è la prima serie italiana che ha come protagonisti ragazzi italiani di colore. «Ma l’obiettivo – commenta il regista Mohamed Hossameldin – è arrivare a smettere di parlare di afro-italiani, o di italiani di seconda generazione. Zero è una storia universale, in cui si possono immedesimare tutti». In questo contesto, a fare da scenario, c’è Milano.

Che non fa solo da sfondo, ma è protagonista indiscussa della narrazione. «Milano la fa da padrona – chiosa Nicola De Angelis, produttore esecutivo –. A causa della pandemia, abbiamo dovuto ricostruire sul set alcune location e i registi sono stati estremamente bravi a creare questa continuity. Milano si sente e si respira».

Gli fa eco la regista Paola Randi: «Sono milanese e con Zero è la prima volta che giro nella mia città. A ispirare gli autori è stata la Barona delle periferie, quella che già dai muri traspira e ti comunica Milano. Sono molto orgogliosa di come ne esce».

L’IDEA E IL MESSAGGIO DA VEICOLARE
«Un cambiamento verso la normalità»

A ognuno il suo superpotere. Dal più sovrannaturale a quello più concreto e realistico. Omar (per tutti Zero) è un ragazzo timido, fa il rider (figura simbolo del lockdown a Milano) ed è in grado di rendersi invisibile.

Di diventare, insomma, come si sente ogni giorno: non visto. E fa di questo il suo punto di forza. Ma anche gli altri personaggi hanno un superpotere che li identifica e che permette al plot di svilupparsi. A Sharif va la perseveranza, ad Awa la capacità di affrontare la vita col sorriso ad Anna la creatività e a Sara la sincerità.

«È paradossale – ammette Giuseppe Dave Seke, che nella serie interpreta Omar/Zero –: a volte non riusciamo ad accorgerci di quali poteri e qualità abbiamo e ci poniamo dei paletti. Il fatto che succeda a Omar è una similitudine, una metafora di qualcosa che può capitare a tutti noi. Nel periodo adolescenziale anch’io, come il mio personaggio, mi sentivo invisibile, non capito. Si tratta di una condizione che probabilmente tutti noi abbiamo vissuto».

E anche quella dell’attore è stata una storia fatta del sentirsi invisibili e non all’altezza. A cominciare dalla sua partecipazione alla serie, che gli sembrava soltanto un miraggio e un obiettivo per il quale non era pronto. «È stato un po’ come nelle favole, assurdo: mi sembrava di far perdere tempo allo staff. Ma il giorno del mio compleanno sono stato chiamato: mi hanno detto che sarei dovuto andare a Milano per il provino. Era già fantastico così».

Invisibilità

Che il tema dell’invisibilità sia una metafora lo conferma anche l’ideatore Antonio Dikele Distefano: «Da piccolo mi sentivo anch’io così. Le mie scelte dipendevano dagli altri, mi facevo trascinare, vivevo la vita che volevano gli altri. Zero vuole essere una finestra verso una rappresentazione futura migliore, in cui potranno essere protagonisti attori e registi italiani neri. In futuro queste realtà dovranno esistere. Ma lo show non parla di tutti i ragazzi neri italiani: la cosa che ci accomuna non è il colore della pelle. Spero che in futuro si parli di Omar e non del fatto che sia nero. Ancora si parla di “nuovi” italiani. C’è la politica del “non siamo pronti”. Ma credo che questo Paese non sia mai stato pronto al cambiamento. Ora dobbiamo costringere i poteri forti a vederci. Perché le serie teen non sempre rappresentano l’Italia di oggi. Nelle serie italiane non ci sono ragazzi neri, cinesi. Ma da ora saremo costretti a raccontarli. Penso che Zero sia l’inizio di un processo di cambiamento. Verso la normalità».

Innovazione

«Quando si sottolinea così tanto il termine diversità, non fa mai l’effetto sperato – aggiunge Giuseppe Dave Seke –. Dobbiamo metterci in testa che deve diventare la normalità. Non deve essere un’anomalia che salta all’occhio il fatto di vedere un ragazzo italiano nero. Il mio vicino di casa non mi chiama “negro”, ma Giuseppe». Anche Daniela Scattolin, che nello show interpreta Sara, tiene a sottolineare quanto, in questo progetto Netflix, non venga percepita nessuna diversità, nessuna “anomalia”: «Per la prima volta ho potuto interpretare il ruolo di una ragazza con una vita normale, perché in Italia ci sono tante “Sara”. Zero è innovazione, racconta la normalità di questi ragazzi che, sì, se vogliamo specificare sono neri, ma sono prima di tutto italiani».

Amicizia

Ciò che arriva guardando la serie è la forza del gruppo, dell’amicizia. «Una forza che c’è anche nella vita vera – rivela Richard Dylan Magon, che vediamo nel ruolo di Momo –. Tutto il cast ha legato, ci vogliamo bene e speriamo che questo arrivi al pubblico».

A fare da collante e da guida è proprio la figura femminile di Sara. «All’inizio la sentivo lontana da me – ammette ancora Scattolin –: ora la amo, è una ragazza che si è fatta donna, è responsabile, ha leadership, è la parte razionale e riflessiva del team. Le mie supereroine? La mia mamma adottiva e quella biologica. Una non la conosco, mentre l’altra la conosco benissimo da quando avevo 4 anni. Ma entrambe mi hanno impartito le lezioni più importanti della vita, con i fatti e con la loro forza: “Fai quello che c’è da fare, anche se comporta sofferenza e sacrificio”».

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