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07. 05. 2021 18:38

Comunali 2021, la campagna elettorale si gioca anche sulla sicurezza: modelli a confronto

Doppia intervista al Presidente della Commissione sicurezza a Palazzo Marino Rosario Pantaleo e all'europarlamentare della Lega Silvia Sardone

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E’ sempre difficile fare un discorso sulla sicurezza perché, come spiegano da sempre gli esperti, si tratta di un fenomeno che attiene alla percezione non ai dati reali. Se poi anche le fonti forniscono statistiche contrastanti, ecco che è possibile descrivere situazioni molto diverse: è sempre stato così, non farà eccezione questa campagna elettorale in cui i candidati sindaci dovranno proporre il loro modello sicurezza per Milano.

Pantaleo (Pd): «Attenzione a tossicodipendenze e femminicidi»

Nonostante il lockdown Milano tiene sotto il profilo della sicurezza e della coesione sociale. Ne è convinto Rosario Pantaleo, esponente del Pd e presidente della commissione Sicurezza di Palazzo Marino, che invita a non abbassare la guardia: il tema è sempre caldo.

Premesso che non ci sono dati sul 2020, com’è la situazione a Milano?
«La quarantena con la limitazione dei movimenti ha portato ad una riduzione dei reati che erano già in diminuzione negli ultimi anni, ricordo che gli omicidi nel 2019 sono stati 8 mentre negli anni ’10 si raggiungeva la doppia cifra, per non parlare degli anni ’80 e ’70 funestati dalla criminalità organizzata e politica».

Rispetto ad allora sono cambiati anche i reati.
«Sono praticamente sparite le rapine in banca, agli uffici postali, oggi quelle poche che si fanno sono sofisticate, come in piazza Ascoli».

Parliamo della quarantena: quali sono state le ripercussioni a livello legale?
«Credo che sia da fare una riflessione socio-politica su questo tema. Nonostante le difficoltà di tanta gente non si sono avuti fenomeni di illegalità».

Come lo spiega?
«E’ stato grazie alla rete di solidarietà messa in campo dal Comune e tante associazioni private».

Quartieri multietnici: sono sotto controllo?
«Direi che la situazione è costante, sono realtà non semplici».

Considera Milano una città sicura?
«Viviamo in una città piccola, con 1,4 milioni di persone, 800mila pendolari in cui sono operativi 17 commissariati, 18 caserme dei carabinieri, 9 centri decentrati della polizia municipale: non è poco ma dobbiamo ricordare che qui circolano i soldi».

Quali sono le minacce alla sicurezza?
«Le tossicodipendenze, bisogna fare prevenzione nelle scuole, le disgregazioni delle famiglie, i femminicidi che sono in aumento, la corruzione e le mafie».

La sicurezza sarà un tema della campagna elettorale?
«Purtroppo lo è sempre, basti pensare a cosa è successo con la morte del medico napoletano vicino alla Stazione Centrale: è stato accusato un extracomunitario, si è iniziato a criticare le politiche sugli stranieri, poi si è visto che la causa della morta era di tutt’altra origine».

Sardone (Lega): «La gente non denuncia più»

Il modello sicurezza dell’amministrazione comunale è sbagliato e va cambiato in modo radicale. Lo sostiene Silvia Sardone, consigliere comunale e parlamentare europeo della Lega, che propone come misure il ripristino dei vigili di quartiere e dei militari in strada a tutela dei cittadini.

Lei invoca misure radicali ma i dati del prefetto Saccone dicono che i reati sono in diminuzione.
«Sono dati che si basano sulle denunce, la realtà è che la gente non denuncia più: basta fare un giro nelle periferie per capire quali difficoltà si vivono. Inoltre è evidente che con il lockdown c’è stato un calo, ad ogni modo esistono altre fonti che descrivono una situazione della città ben diversa».

A cosa si riferisce?
«Alla classifica pubblicata dal Sole24Ore dove Milano in confronto con le altre città italiane è la capitale dei reati».

Il Comune non ha poteri per contrastare i reati.
«Non è vero, ad esempio contro lo spaccio potrebbe realizzare il presidio del territorio, basta impiegare i vigili nel controllo invece di mandarli a fare multe. Il problema, comunque, è più ampio e va ricercato nelle politiche di accoglienza di Sala che hanno portato molti stranieri qui ma poi non si è stati in grado di impegnarli e in buona parte sono finiti in giro per la città oppure, ancora peggio, a spacciare».

Milano è una città insicura?
«Manca il controllo della città, dei mezzi pubblici, a me è capitato da poco di dovere chiamare la polizia, mentre mi trovavo in metropolitana, perché c’era una persona minacciosa con una bottiglia di vetro in mano».

Cosa proponete per garantire la sicurezza?
«Ripristino dei vigili di quartiere, installare più telecamere che siano di nuova generazione, istituire i controlli regolari sui mezzi pubblici».

De Corato propone di riportare i militari nelle strade: è d’accordo?
«A me non danno fastidio, in fondo li hanno impiegati anche per i controlli delle mascherine: sono già sul territorio, è una buona idea».

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