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14. 06. 2021 10:20

Comunali, l’outsider Giorgio Goggi: «Noi socialisti in campo per i più deboli»

Giorgio Goggi, già assessore al Traffico nelle giunte Albertini, corre per la poltrona di sindaco

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Un programma con forte sensibilità sociale, una collocazione chiaramente a sinistra già nel nome storico del socialismo. Protagonista di questa iniziativa è Giorgio Goggi, ex assessore nelle giunte Albertini, che ha deciso con coraggio di candidarsi a sindaco di Milano sfidando avversari ben più quotati.

Cosa l’ha spinta a ritornare in politica dopo 15 anni?
«Milano si trova in una situazione critica, se guardiamo al passato possiamo constatare che dopo le grandi tragedie che hanno colpito la città è stato sempre un sindaco socialista a rimetterla in piedi».

Qual è l’aspetto più problematico?
«Ci si è dimenticati delle persone più deboli, contano solo i grattacieli, i progetti immobiliari, l’urbanistica classista».

I grandi progetti hanno reso Milano attrattiva.
«E’ vero ma sono stati trascurati altri gravi problemi evidenti, basti pensare ai 27 mila in lista d’attesa per l’edilizia sociale e, più in generale, al ceto medio che fa fatica a vivere in questa città: noi vogliamo che Milano possa essere una città per tutti non solo per chi ha reddito elevati».

Cosa propone?
«C’è un problema di fondo: Milano si sta isolando, la Città Metropolitana è ignorata, manca quel patto sociale con i comuni del territorio la cui popolazione viene in città per lavorare. Dobbiamo tornare a essere nutrice di città, come diceva Carlo Cattaneo, puntando a una nuova mobilità che favorisca le relazioni con l’area metropolitana».

La mobilità è un tema caldo, come pensa di affrontarlo?
«E’ necessaria una rivoluzione delle mobilità, nel 2006 da assessore avevo presentato il progetto del secondo passante e un piano con 100 parcheggi che sono stati cancellati da chi è arrivato dopo: ripartiamo da questi progetti per rendere la città accessibile».

Come giudica le politiche adottate da questa amministrazione?
«Io condivido il concetto di mobilità dolce che viene sbandierato ma con nel modo in cui viene attuato: le zone 30 e le piste ciclabili vanno realizzate nelle strade dei quartieri, non nelle grandi arterie che vanno fluidificate. Purtroppo questa giunta ha fatto il contrario».

Come si conciliano i trasporti con l’ambiente?
«L’ambiente va promosso non con i divieti ma con la trasformazione della città. Nel Piano del traffico del 2005 avevamo organizzato la città in 80 isole ambientali dotate di zona 30: sono state cancellate assieme al piano parcheggi».

Parliamo di edilizia sociale, da tempo non si realizzano grandi interventi.
«L’ultimo risale agli anni ’80. Ricordo che oggi la legge 167 obbliga i comuni a individuare il fabbisogno dei diritti sociali: senza ricorrere agli espropri il Comune di Milano può dare una risposta alla domanda di abitazioni affidando una parte delle aree pubbliche ad imprese per realizzare edilizia sociale».

Cosa pensa della città dei 15 minuti?
«Non so cosa vuol dire: staremo tutti chiusi? Avremo tutti i servizi sotto casa? Come sarà possibile averli dopo la proliferazione dei centri commerciali che hanno falcidiato i negozi di vicinato? Stiamo attenti a queste idee che arrivano dalla Francia, non si possono applicare alla nostra città, come è stato fatto per piazzale Loreto».

Cosa non la convince?
«Hanno copiato piazza delle Repubblica di Parigi ma quella è pubblica mentre in Piazzale Loreto ci sarà un centro commerciale».

Altro concetto circolato negli ultimi anni: Milano città stato.
«Meglio parlare della Città Metropolitana che, in base alla legge Del Rio, è guidata dal sindaco di Milano. Il problema è che a Sala non interessa mentre questo è il tema da affrontare perché ci troviamo in un’unica conurbazione di 5 milioni di abitanti».

Quale obiettivo si pone?
«Fare tornare i socialisti in consiglio comunale, ce ne sarebbe bisogno, il socialismo ha dato molto a questa città».

 

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