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05. 12. 2020 10:48

Lo spettro della disoccupazione: i politici rispondono

La seconda ondata del virus rischia di rendere ancora più critico il mondo del lavoro, in modo particolare per i liberi professionisti e coloro che sono privi di tutele

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Lo scorso mese la disoccupazione in città aveva superato il 7%, un dato accettabile nell’epoca del Covid ma ben lontano da quelli dei periodi “normali” in cui si registra quasi la piena occupazione. La seconda ondata del virus rischia di colpire più duramente il mondo del lavoro; il governo ha assicurato il sostegno per tutti coloro che si trovano in difficoltà ma la preoccupazione è forte e diffusa.

Lo spettro della disoccupazione, in città si alza la preoccupazione per il lavoro

MATTEO FORTE, MILANO POPOLARE

«SERVE UN NUOVO PATTO PER IL LAVORO»

Si dice molto preoccupato per la situazione occupazionale e per la scarsità di rimedì a disposizione. La ricetta è impegnare gli enti locali per trovare una via d’uscita: a Mi-Tomorrow Matteo Forte, consigliere comunale del gruppo Milano Popolare, spiega quale ruolo possono svolgere.

Forte Matteo
Forte Matteo

Come giudica il quadro occupazionale in città?
«Critico, non solo per quanto riguarda gli esercenti ma anche per i professionisti: ci sono studi che hanno iniziato a lasciare a casa le partite Iva, per ora teniamo perché c’è la cassa integrazione e il blocco dei licenziamenti ma quando finiranno il bubbone scoppierà».

C’è da essere pessimisti…
«Sono preoccupato, è tutto fermo».

Agli esercenti è chiesto un ulteriore sforzo di fantasia e di nervi, basterà?
«Potrebbe bastare se avessimo strumenti che però non disponiamo. Mi riferisco alle politiche attive per sostenere chi ha perso un lavoro: ci vorrebbero enti di formazione, aggiornamento, occupability, detassazione».

Sta dicendo che il Covid ha esasperato una situazione già non ottimale?
«Sì, il Covid ha fatto accelerare molto questo stato precario».

Cosa si può reagire?
«Con la contrattazione in deroga alla legge, che ho proposto nel periodo Expo ma non si è fatta né prima né dopo. Produttori e sindacati possono farlo a livello locale».

Cosa pensa dell’esplosione della violenza?
«Proviene da alcuni settori che hanno questo modo di esprimersi però vedo anche il rischio che gli animi possano essere esacerbati da una situazione non più sostenibile».

Il Comune quale ruolo può svolgere?
«C’è il progetto del patto per il lavoro della prima giunta Albertini che fu elaborato da Marco Biagi. Si può ripartire da quell’esperienza riadattandola, riscrivendo una contrattazione locale in cui le regole sono adattate al territorio e al contesto».

Un ruolo politico…
«Dovrebbe essere il regista del territorio».

ELENA BUSCEMI, PD

«ISTITUZIONI E PARTI SOCIALI UNITE CONTRO LA CRISI»

Un momento difficile per tutti, per alcuni critico. Sul fronte di chi amministra la città non si nasconde che il prezzo da pagare sarà alto ma c’è anche la volontà di reagire con un progetto che mette insieme le forze del territorio: lo spiega Elena Buscemi, consigliere delegato al Lavoro di Città Metropolitana e consigliere Pd a Palazzo Marino.

Buscemi Elena
Buscemi Elena

Il quadro occupazionale presenta tinte fosche.
«Certo, desta preoccupazione: nostro compito è cercare di capire quali sono i settori che avranno la capacità di ripartire».

Quali sono quelli più colpiti?
«Il turismo, la ristorazione, quella parte della città che più ha caratterizzato la città negli ultimi 10 anni si trova in grande difficoltà».

Come si può affrontare questa crisi?
«Bisogna mettere la testa nelle politiche attive, sinora erano poco più che favole ora non sono più rimandabili. Il sindaco ha detto che Milano dovrebbe ospitare la sede di Anpal, Agenzia Nazionale delle Politiche Attive del Lavoro: sono d’accordo, sarebbe un passo in questa direzione».

In che modo il Comune può rendere efficaci le politiche attive?
«Può assumere un ruolo importante di coesione tra le parti sociali, un percorso che ho già iniziato incontrando più volte sindacati e datori di lavoro. E’ necessario avere una visione collettiva, solo mettendo insieme un punto di vista potremo trovare le risposte adeguate».

A che punto siete nella realizzazione di queste politiche?
«Stiamo definendo un patto per il lavoro che vede diversi soggetti che collaborano dentro una visione comune».

Oltre alle parti sociali parteciperà anche la Regione?
«Certo, ci saranno tutte le parti istituzionali, ognuno dovrà mettere a disposizione le conoscenze del proprio settore».

Milano ce la può fare?
«Ha le spalle larghe, troverà la forza di reagire ma sarà dura per tutti».

Il segretario della Cgil Landini chiede 18 settimane di cassa integrazione e blocco dei licenziamenti. Sono misure da adottare anche a Milano?
«Vedremo cosa succede nelle prime settimane, è certo che ci vorranno misure radicali».

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