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22. 10. 2020 04:54

Seveso: dibattito aperto per la croce di Niguarda

L'esondazioni del Seveso restano ancora una piaga per Milano: Giuseppe Lardieri ed Elena Grandi fanno il punto della situazione tra vasche e nuovi interventi

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L’ultima esondazione si è verificata questa estate, la prima risale «ai tempi dei Romani», come ricorda Lardieri. Da allora il Seveso è la croce del quartiere Niguarda, quando si gonfia esonda e invade tutto il quartiere. Qualcosa è cambiato negli ultimi tempi, sono in programma due vasche di laminazione al Parco Nord, vicino a Bresso, e a Senago che dovrebbero impedire al fiume di fare danni. Resta comunque un dibattito aperto, apertissimo su un tema molto delicato.

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La portavoce dei Verdi Elena Grandi: «Opere di idraulica e niente più cantieri»

elena grandi
Elena Grandi

Cambiare approccio, progettare interventi a lungo periodo che salvaguardino l’ambiente. Per Elena Grandi, portavoce della Federazione dei Verdi, è necessario rivedere l’impostazione degli interventi programmati per porre fine alle esondazioni che colpiscono la zona Niguarda.

È possibile fare un quadro delle responsabilità per la situazione del Seveso?

«Sono molte, a vari livelli. In sintesi: sono state realizzate opere di impermeabilizzazione e cementificazione in aree in cui non si sarebbe dovuto farle. Altro punto centrale: il Seveso a Milano è stato chiuso in un punto in cui converge con la Martesana».

Perché siete critici verso le vasche di laminazione, come quella di Bresso?

«Intanto quella di Bresso risolve poco, ma il problema è che così si continua a costruire, a realizzare opere di impermeabilizzazione».

C’è anche quella di Senago in programma.

«Il discorso non cambia, noi pensiamo che sia necessario un piano del tutto diverso. Non interventi a spot».

Cosa proponete?

«Mettere i fiumi in sicurezza, porre fine alla costruzione di strade, case, cantieri. E fare la manutenzione sotto terra che al momento è carente. Ci sono poi almeno due interventi urgenti da fare».

Quali?

«Realizzare lo smistamento delle acque bianche e meteoriche, costruire i tetti verdi che assorbono l’acqua e avviare le permealizzazione delle rive».

Sono interventi che richiedono molto tempo.

«Sono trent’anni che si parla di vasche, la situazione oggi è sotto gli occhi di tutti. Se c’è la volontà politica sono opere che si possono fare in sei mesi».

Con quali costi?

«Non superiori a quelli previsti per la realizzazione delle vasche che presentano costi ambientali alti, basti pensare che al Parco Nord hanno abbattuto un bosco con centinaia di alberi».

Questa estate sono appena partiti i lavori per la vasca del Seveso, pensate che debbano essere interrotti?

«Non dico di non fare la vasca, dico che bisogna affrontare questo tema in altro modo».

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Municipio 9, Giuseppe Lardieri: «Vasche in ritardo, situazione grave».

giuseppe lardieri
Giuseppe Lardieri

Passano gli anni ma in zona Niguarda l’arrivo delle piogge è sempre sinonimo di danni. Giuseppe Lardieri, presidente del Municipio 9, fa il punto della situazione e spiega quali siano i passi necessari per riportare sicurezza nel quartiere.

C’è qualche novità positiva, anche piccola?

«No, quando si verifica l’allerta si passano le notti in bianco».

Le fa anche lei?

«Io ci sono sempre andato, l’ultima volta ero solo».

Quali zone in particolare vengono invase dall’acqua?

«Via Val Furva, via Suzzani, via Veglia per arrivare sino in via Marche e piazza Istria. Il problema è che negli ultimi anni è sempre più difficile contrastare le esondazioni».

Perché?

«Su Milano si abbattono bombe d’acqua, prima le piogge si sviluppavano a monte e avevamo il tempo di organizzarci».

Come cercate di arginarle?

«Con le paratie, i sacchi».

Con quali risultati?

«Scarsi, a volte l’acqua risale fino al terzo piano».

Le responsabilità di questa situazione sono tante.

«Solo per restare agli anni più recenti ricordo la legge del 2007 sul recupero delle acque meteoriche, prevedeva la costruzione di cisterne che non sono state mai costruite. Ci sono, invece, ben 167 scarichi abusivi lungo il canale del Seveso fuori Milano».

Ora si punto tutto sulle vasche di laminazione: basteranno?

«Quella del Parco Nord è contestata dai cittadini di Bresso, secondo me si poteva fare una mediazione per spostare la vasca che però non è stata fatta. Ad ogni modo è di piccole dimensioni, 150mila metri cubi non bastano».

È prevista anche quella di Senago.

«È molto più grande, ha la capienza di 800mila metri cubi che assieme a Bresso farebbe quasi un milione ma il problema sono i tempi, per quella di Senago sono in ritardo notevole sulla tabella di marcia. Inoltre anche con due vasche operative è da vedere se saranno sufficienti».

Ci sarebbe anche il progetto di Varedo Paderno.

«Francamente ci credo poco».

Si potevano tentare altre soluzioni?

«Un’idea che ho caldeggiato era di fare sfogare il Seveso sul Ticino attraverso uno scolmatore: non si può fare perché le acque del Seveso sono sporche».

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