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20. 08. 2022 01:30

Amleta, il collettivo teatrale contro la violenza di genere

Monica Faggiani presenta il Collettivo che denuncia a teatro le contraddizioni di genere della cultura

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La presenza femminile nei teatri nazionali e nei tric (Teatri di rilevante interesse culturale) è del 32,4%, una percentuale che aumenta se si prendono in considerazione le attrici (37,5%), ma che si abbassa notevolmente quando si parla di registe (21,6%) e drammaturghe (20,7%).

Se entriamo infine negli uffici dei teatri scopriamo che solo 6 tric su 25 sono diretti da donne, mentre i teatri nazionali sono tutti guidati da uomini. Questi alcuni dati comunicati da Amleta, il collettivo di attrici nato durante il lockdown primaverile che come primo compito si è dedicato alla mappatura della presenza femminile nei teatri italiani. Tra le fondatrici del collettivo, al momento composto da 18 elementi e prossimo a diventare un’associazione, c’è la milanese d’adozione Monica Faggiani.

Come nasce Amleta?

«Nasce dal grande gruppo di Attori Attrici Uniti che si è formato per affrontare la crisi creata dal lockdown. Abbiamo sentito l’esigenza come artiste donna di confrontarci su alcune tematiche. Ci siamo poi accorte che avevamo un obiettivo comune che era evidenziare e contrastare tutte quelle che sono le storture e i divari di genere che sono presenti nella nostra categoria. Per questo, a spesa nostre, abbiamo dato vita a una massiccia ricerca di dati che confermassero la nostra sensazione».

Che messaggio volete lasciare con questa ricerca?

«Vogliamo evidenziare la situazione e capire come fare per equiparare la presenza femminile a quella maschile. Siamo indietro rispetto a tutta Europa».

Quali sono gli altri obiettivi del collettivo?

«Contrastare la violenza di genere sia nei confronti delle donne sia degli uomini. Anche in un ambiente di cultura ci sono violenze e abusi. Abbiamo aperto una mail (osservatorio.amleta@gmail.com, ndr) raccogliere segnalazioni e ne sono arrivate tantissime. Quest’estate abbiamo contribuito all’arresto del regista Claudio Marini che organizzava provini a luci rosse».

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