A La Cavallerizza un viaggio nel Getsèmani firmato Antonio Syxty

Antonio Syxty
Antonio Syxty

Il Getsèmani visto da Antonio Syxty. Dal 10 al 15 dicembre il regista e coordinatore artistico di Manifatture Teatrali Milanesi porterà a La Cavallerizza il primo capitolo di un progetto molto più ampio dedicato alla figura di Gesù e pensato per la prima volta negli anni ‘80. «In quel periodo avevo in mente uno spettacolo teatrale con una narrazione basata sulle parabole. Col tempo l’idea si è modificata trasformandosi in una forma più astratta e diventando una performance che assembla gesti, azioni e parole in modo diverso rispetto al cosiddetto teatro convenzionale».

 

Cos’è un atto di performance?
«Si tratta di una predisposizione di materiali e scritture varie che si assemblano in modo diverso rispetto allo spettacolo tradizionale che di solito è narrativo e procede per quadri o per atti. La performance attinge al mondo delle arti visive, questa in particolare sarà una performance relazionale che in qualche modo mette in relazione gli interpreti con il pubblico. Lo spettatore sarà invitato, seppur in maniera minima, a partecipare nei 55 minuti della durata».

Il Getsèmani sarà rappresentato come un luogo simbolico, per lei cosa rappresenta?
«Per me rappresenta un intervallo di spazio e di tempo che vuol dire anche intervallo di pensiero, azione e proposta. In qualche modo è stato un intervallo anche per Gesù e i discepoli visto che lì hanno passato la notte prima del tradimento di Giuda e dell’evolversi di tutti i fatti».

Come si è formato il cast?
«In genere lavoro con attori e attrici che sono abituati ad affrontare con me queste forme di teatro non convenzionale. Sanno che utilizzeranno modi di scrivere diversi rispetto alla sola recitazione. È un team affiatato che si è creato negli anni. Rispetto alle performance precedenti stavolta la forma di scrittura è ancora più dissolta e priva di un’arte performativa come la danza».

Nelle note lei ringrazia Susanna Baccari, qual è il suo ruolo?
«Susanna Baccari è fondamentale per il mio lavoro in questi ultimi anni, il suo ruolo è quello di mettere gli attori in una condizione emotiva ideale. Lei è una coreografa che lavora insieme a me nella creazione di questi ambienti emotivi in cui gli attori assumono dei comportamenti dati dalle emozioni e dall’utilizzo del corpo. Susanna riesce a mettere in pratica le mie idee concettuali per cui ci completiamo molto bene».

Questa è la prima parte del progetto, quando vedremo la seconda?
«La mia idea è quella di farla a giugno all’aperto in un giardino di Milano al calar del sole. Avevo anche individuato il giardino di San Faustino in zona 3, ma ci sono tutta una serie di normative che mettono in difficoltà l’organizzazione di una performance all’aperto in quel luogo. Il desiderio comunque è quello di inoltrarsi nella natura insieme al pubblico».

Ha intenzione di lavorare anche su altre parti del Vangelo?
«Utilizzando le Scritture culturalmente, senza alcun intento evangelico, la mia idea è quella di collocare i luoghi: Getsèmani, Tempio e Golgota. Tre luoghi che ho individuato come tre mappe nelle quali far confluire una serie di materiali e di fatti accaduti che hanno a che vedere con la nostra cultura e con il senso religioso».

Dal 10 al 15 dicembre
La Cavallerizza
Corsa Magenta 24, Milano
Biglietti: da 15 euro su mtmteatro.it


www.mitomorrow.it