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17. 09. 2021 23:30

Torna B Heroes: tante startup italiane, ma ancora poche donne

Da questa sera, in onda su Sky Uno e Now TV, arriva la terza stagione di B Heroes: «Abbiamo bisogno dell'energia delle startup, dobbiamo puntare su queste realtà per il rilancio del Paese»

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Torna stasera alle 19.40 l’appuntamento con B Heroes, terza edizione del programma in onda su Sky Uno e Now TV dedicato al mondo delle startup e dell’innovazione made in Italy. Tra le oltre mille richieste di partecipazione, sono state selezionate 16 realtà che si sfideranno per convincere i selezionatori a credere e finanziare i loro progetti. Tra questi, Fabio Cannavale (foto, ndr), imprenditore e promotore del programma che racconta a Mi-Tomorrow la nuova stagione.

 

Torna B Heroes, la sfida tra le migliori startup italiane

Cosa si prova a condurre B Heroes in un momento di difficoltà e incertezza economica come questo?
«Un grande senso di orgoglio, del team e mio personale, per essere riusciti a portare a termine il progetto anche quest’anno in condizioni oggettivamente difficili. Abbiamo voluto assolutamente arrivare in fondo per dare un segnale: abbiamo bisogno dell’energia delle startup, dobbiamo puntare su queste realtà per il rilancio del Paese».

C’è qualcosa che l’ha colpita particolarmente in questa edizione?
«Mi ha colpito un’età media non bassa: sono giovani startup guidate da adulti, cosa che dimostra come non si tratti di una questione anagrafica. Ma mi ha colpito purtroppo anche un numero di donne imprenditrici troppo limitato. Stiamo lavorando su questo aspetto con B Heroes per sostenere le donne che vogliono diventare imprenditrici».

Quanto influisce la componente umana del team quando selezionate le startup?
«Il team è tutto. Nei progetti e nelle startup bisogna partire da quello: persone di valore con una brutta idea possono comunque avere successo modificandola e migliorandola, mentre una fantastica idea con un team scadente non porterà da nessuna parte».

Da cosa si intuisce che un progetto può avere davvero successo?
«Qui conta, appunto, l’intuito. Un mix composto dal fattore umano, dalla capacità di execution, dal contesto e dal mercato».

Che consigli si sente di dare a un giovane imprenditore che sta pensando di realizzarsi con una startup?
«Di farlo, di prepararsi, di insistere, di fare errori e poi ricominciare. Poi di realizzare un prototipo e partire».

Quali sono gli errori più comuni in cui si rischia di incappare?
«Errori di inesperienza, essere troppo affezionati a un’idea e non essere in grado di modificarla nel caso non funzioni».

Come vede il futuro di modelli d’impresa così flessibili in Italia?
«Ci sono aziende che ci portano nel futuro con idee, grandi e piccole, che rispondono a esigenze concrete, risolvono problemi reali, contribuiscono in modo positivo e concreto alla crescita della società. Le startup, ora, hanno bisogno di essere sostenute e agevolate in ogni modo possibile perché hanno le caratteristiche giuste per proiettare il Paese in avanti».

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