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10. 04. 2021 21:26

Enzo Iacchetti: «Non sono solo Striscia»

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Enzo Iacchetti è pronto a tornare in scena con Libera Nos Domine, una denuncia contro la società moderna in forma di teatro-canzone, che domani riprende possesso del palco del Teatro Delfino per restarvi fino a domenica 20. «E anche la gente sembra pronta, la prevendita sta andando molto bene», ammette Iacchetti.

Considerando i veloci cambiamenti della società di cui denunci i mali, hai avuto bisogno di rivedere lo spettacolo?

«La società è peggiorata e, proprio per questo, la richiesta di un aiuto dall’alto rimane sempre. Per questo sono tornato a lavorare correggendo alcune riflessioni sull’amore e sull’amicizia perché credo che l’uomo debba rimettere i piedi in terra e diventare più comprensivo, solidale e meno ipocrita».

Anche sul tema delle migrazioni?

«Quel pezzo di spettacolo non l’ho cambiato perché le cose sono cambiate in peggio e le conseguenze le vedremo nei prossini anni. Mi accompagno con Migranti, una canzone di Guccini scritta per lo spettacolo e pubblicata anche su un 45 giri in vinile. Ma delle canzoni che incido se ne parla poco perché non passo come cantante».

Ti piacerebbe essere identificato come tale?

«Vorrei che mi considerasse un artista completo. Io canto, ballo e recito e faccio spettacoli in teatro. La gente, però, è convinta che faccia Striscia la notizia tutto l’anno».

È un programma che ti fagocita?

«Sono felice di farlo. Anche perché in tv, tolta qualche comparsata promozionale in qualche programma che mi piace, non farei altro».

Sei molto selettivo…

«Sì, preferisco avere il teatro mezzo vuoto che, però, per me è mezzo pieno ed essere sicuro che chi viene a vedermi lo fa con la coscienza che avrà a che fare con un Iacchetti diverso da quello di Striscia dove con Greggio siamo una coppia molto bilanciata che si capisce all’istante».

Siete ormai una “coppia di fatto”?

«Una coppia che si riunisce quando c’è da lavorare. Poi ognuno di noi ha passioni proprie: lui fa il cinema e io il teatro-canzone cantando pezzi di gente inarrivabile come Guccini, Dalla, Faletti che chi arriva dai talent può solo sognare di scrivere perché oggi c’è mancanza di una storia, di un background. Nello spettacolo denuncio Jobs e Gates per non aver fermato le loro invenzioni».

È preoccupato per il futuro?

«Non per il mio, ma per quello dei miei nipoti e dei loro figli. Non ci servono governanti che si preoccupano solo per la finanziaria di quest’anno, ma il cui pensiero sia lungimirante».

Per questo non resta che invocare il cielo come in Libera Nos Domini?

«Io indico la strada per una rivoluzione surreale».

Anche Milano avrebbe bisogno di una rivoluzione?

«Milano è la più bella città del mondo e mi dispiace per quelli che non lo pensano. Con me è stata molto generosa anche quando arrivavo con una Renault 4 con tre marce e non avevo nemmeno i soldi per un panino».

Da domani al 20 gennaio alle 21.00

Teatro Delfino

Piazza Carnelli, Milano

Biglietti: da 18 a 25 euro su vivaticket.it


www.mitomorrow.it

In breve

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