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28. 09. 2022 08:38

Eurovision 2022, l’Italia punta su Mahmood e Blanco

L’ESC 2022 è il coronamento di dieci anni che hanno cambiato per sempre la storia della musica italiana. Mi-Tomorrow c’è: l’Eurovision, infatti, segna il ritorno del nostro Pocket (dopo tre anni!) in distribuzione domani al Village e all’esterno del PalaOlimpico

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Conto alla rovescia per la finale dell’Eurovision Song Contest, che sa d’Italia come mai prima d’ora. Non solo perché – grazie alla vittoria dei Måneskin – è proprio il nostro Paese ad ospitare l’edizione 2022, ma anche e soprattutto perché è diventato in questa settimana lo show della definitiva ripartenza. Della rivincita. Torino sta accogliendo le performance in un PalaOlimpico rinnovato dalla scenografia curata da Francesca Montinaro.

Il tema è Il Sole dentro, un Sole cinetico che rappresenta «l’attitudine di essere italiani, sempre in movimento, riottosi, creativi, accoglienti, passionali, intuitivi». Perché l’Italia è un «Paese palcoscenico», il «più bello del mondo» dice la Montinaro nel descrivere la sua creazione. Una perfetta «alchimia» tra natura e cultura.

Eurovision 2022, quanto tricolore

A rappresentarci in finale sono Blanco e Mahmood con Brividi, la canzone vincitrice del Festival di Sanremo. Ma in italiano canta anche Achille Lauro, in gara per San Marino dopo aver vinto il contest Una voce per San Marino, con il brano Stripper. Sul palco del PalaOlimpico si sono già alternati gli ospiti Diodato (con una performance pazzesca), Dardust e Il Volo, oltre al ritorno dei vincitori Gigliola Cinquetti e Måneskin che avverrà proprio domani. Un dovere quello di far esibire Diodato, vittima suo malgrado dello scoppio della pandemia e protagonista di una performance storica, nell’Arena di Verona vuota, sulle note di Fai rumore nell’edizione senza competizione dell’Eurovision 2020.

L’Europa ci perdonerà il campanilismo, ma è bene sottolineare che è proprio all’Italia che si deve la nascita dell’Eurovision nel 1956 su modello del nostro Festival di Sanremo. Ad oggi, il “fu” Eurofestival è uno dei programmi televisivi musicali più longevi di sempre e l’evento non sportivo più seguito al mondo. Un fenomeno di tale portata che proprio nel 2022 è nato il suo spin-off statunitense, l’American Song Contest. Eppure la storia del rapporto tra Italia e Eurovision non è sempre stata idilliaca.

Nel 1981, il nostro Paese si ritirò per la prima volta dalla competizione per poi rientrare nel 1983. Ci fu un ulteriore assenza nel 1986 e nel 1994, 1995 e 1996. E ancora la lunga mancanza del nostro paese dal 1998 al 2011, l’anno ufficiale del ritorno. Un decennio, questo che stiamo vivendo, che ha indubbiamente sancito la grande forza della nostra musica e dei nostri artisti, capaci di lasciare un segno indelebile. Non solo in Europa, ma nel mondo. I Måneskin sono l’esempio più lampante (e grazie a loro l’Eurovision è tornato in Italia dopo 31 anni), ma è impossibile non citare il successo di Mahmood, Diodato, Raphael Gualazzi, Ermal Meta e Fabrizio Moro.

eurovision

Note e voci hanno viaggiato tra i Paesi alimentando anche lo studio della nostra lingua. Basti pensare che, secondo il report linguistico 2021 di Preply – piattaforma globale di apprendimento delle lingue – l’italiano è nella top 5 delle lingue più studiate al mondo grazie proprio all’Eurovision. Insomma, la forza e l’arte dell’Italia hanno influenzato fortemente gli ultimi due lustri di storia della kermesse e non solo perché l’Italia è tra i cosiddetti Big Five (i cinque Paesi che, in virtù dei loro investimenti nell’Unione Europea di Radiodiffusione, partecipano direttamente alla finale dell’evento): l’Italia è tra i pilastri dell’Eurovision soprattutto per la sua musica, capace di attingere a una tradizione unica al mondo e ad operare un suo rinnovamento.

Non dimentichiamo, infine, che a presentare l’Eurovision 2022 ci sono tre punte di diamante del nostro entertainment: Alessandro Cattelan, Mika e Laura Pausini non hanno certo bisogno di presentazioni. E – tra la musica, le parole e le note – ci si augura che la manifestazione serva anche a lasciare uno strascico di riflessioni. La presenza dei Kalush per l’Ucraina e la squalifica della Russia sono lo specchio anche politico dell’Europa oggi, a dimostrazione di quanto l’arte in fondo racconti sempre e comunque il mondo in cui viviamo. Un mondo che, nel suo variegato melting pot, quest’anno vive e parte proprio dalla nostra Italia. Una festa, una finale a cui non si può proprio mancare.

Eurovision 2022, dove vedere la finale

Live dalle 21.00

  • Raiuno
    con il commento di Gabriele Corsi, Cristiano Malgioglio e la partecipazione di Carolina Di Domenico
  • Rai Radio 2
    con il commento di Ema Stokholma, Gino Castaldo e le incursioni di Saverio Raimondo
  • RaiPlay

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