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17. 06. 2021 23:14

Fellinopolis debutta a Milano: appuntamento alla Cineteca Milano Meet

Il documentario sul mondo di Federico Fellini realizzato da Silvia Giulietti è finalmente in sala

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Presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma 2020, Fellinopolis di Silvia Giulietti è finalmente arrivato nelle sale italiane. Un documentario che ci consente di immergerci nel mondo di Federico Fellini, Maestro del cinema italiano, tra backstage inediti e i ricordi dei professionisti che hanno lavorato con lui, tra cui i Premi Oscar Lina Wertmüller, Nicola Piovani e Dante Ferretti.

Questa sera, alle ore 21.00, si terra presso la Cineteca Milano Meet di Milano la premiére del film alla presenza della regista, la quale si fermerà a fine proiezione per un Q&A con gli spettatori presenti in sala. Mi-Tomorrow ha intervistato Silvia Giulietti per parlare del suo ultimo lavoro.

Com’è nata l’idea di girare Fellinopolis?
«L’idea nasce qualche anno fa con Ferruccio Castronuovo, regista che faceva gli Special, una specie di backstage che venivano utilizzati per pubblicizzare il film in uscita. Castronuovo ha iniziato con “Il Casanova di Federico Fellini” e proseguito con “La città delle donne”, “E la nave va” e “Ginger e Fred”. Con lui avevamo già pensato anni fa di fare qualcosa, ma non siamo riusciti in termini produttivi. Abbiamo deciso di fare un documentario nell’anno del centenario. Io non mi sentivo di farlo perché appartengo a un’altra famiglia di cinema, alla famiglia viscontiana, avendo lavorato 25 anni come operatore e direttore della fotografia con gli operatori di Visconti. Mi sembrava lesa maestà parlare di Fellini, quindi ho raccolto e mandato tutto a Martin Scorsese: pensavo che fosse l’unico in grado di poter fare qualcosa del genere. Ho fatto delle mie interviste, ma l’ultima intervista l’ho fatta il 3 marzo 2020 e tre giorni dopo siamo entrati in lockdown. Io sono andata avanti e quindi è uscito fuori questo progetto»

Negli Special conosciamo un Fellini inedito, qual è l’aspetto che l’ha sorpresa di più?
«Il lato umano. Io non ho mai lavorato con Fellini, anche se la prima volta che ho messo piede in un set cinematografico è stata con “La città delle donne”. Non lo conoscevo, ma nell’ambiente lo chiamavamo “il faro”. C’era un certo rispetto, una certa idea di Fellini. Ma vedendo questi backstage ho scoperto un lato umano che non immaginavo: il rapporto che aveva con i suoi collaboratori era particolare, faceva sentire tutti i più grandi del mondo, cercava di tirare fuori il meglio di ognuno».

Quanto è stato impegnativo il lavoro in sede di montaggio?
«Il lavoro non è stato impegnativo, di più. I film di Castronuovo erano un’ora ciascuno e siamo già a tre ore. Ma io ho acquisito tutto l’archivio di Ferruccio Castronuovo, con gli scarti e le scene non montate: cinque-sei ore di materiale. Io ho fatto a pezzi quel materiale e l’ho rimesso in piedi. E’ stato molto impegnativo ma è stato bellissimo: ero sotto lockdown, nessuno mi poteva disturbare ed è stato fantastico».

Dopo aver raccontato nei suoi documentari Visconti, Montaldo e Fellini c’è una sfida che la affascina?
«Sì, c’è, ma purtroppo per fare queste cose ci vogliono tanti soldi tra film, diritti e musiche. Io vengo dal cinema, mi piacerebbe raccontare tutti i nostri maestri e ne abbiamo avuti tanti. A me piacerebbe tantissimo fare un documentario su Sergio Leone, considerando che Castronuovo faceva anche gli Special dei film di Leone. Sarebbe un link quasi automatico. Ma ho tanti sogni nel cassetto, mi piacerebbe farne diversi…»

I collaboratori di Fellini in “Fellinopolis” ribadiscono che non ci sarà mai nessuno come lui. Secondo lei avremo mai un autore italiano in grado di creare un “mondo” come Fellini?
«
Io ho lavorato nel cinema tanti anni, devo dire che ogni regista ha il suo mondo. Fellini colpisce di più per tanti motivi, ma ogni regista ha il suo mondo e le sue cose. Non so se ci sarà ma non credo. Secondo me è inutile cercare di trovare un altro Fellini in quella maniera.Non credo anche per una questione economica, oggi i film non si possono affrontare con incertezza del budget, mentre Fellini iniziava con un budget e finiva con un altro».

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