Fondazione Centro Studi Doc: «Sosteniamo i lavoratori del mondo dello spettacolo»

Una petizione per chiedere garanzie. Demetrio Chiappa: «Non è facile far fronte comune in un settore come questo»

Fondazione Centro Studi Doc, l'intervista a Demetrio Chiappa
Fondazione Centro Studi Doc, l'intervista a Demetrio Chiappa

Milano è silenziosa. Come mai prima d’ora. La chiusura di scuole, teatri e sale da concerto ha messo a dura prova il mondo dello spettacolo e della musica ed i tanti lavoratori autonomi che ne fanno parte. Fondazione Centro Studi Doc rappresenta 8mila lavoratori attivi su tutta la penisola nel campo dello spettacolo, della cultura, della creatività e dell’innovazione tecnologica. Il 28 febbraio scorso, e stata lanciata una petizione su change.org con cui «vogliamo garanzie per i lavoratori», spiega Demetrio Chiappa, presidente di Doc servizi  e membro del consiglio di Culturmedia con delega al settore musica.

 

 

Fondazione Centro Studi Doc, l’intervista a Demetrio Chiappa

Chiappa, qual è l’obiettivo principale di Fondazione Centro Studi Doc?
«L’obiettivo è quello di svolgere attività di ricerca, documentazione, formazione e condivisione a supporto della dignità del lavoro, con particolare attenzione all’arte, alla creatività, alla cultura, alla conoscenza, alla tecnologia e in tutti i settori economico-sociali in cui la protezione è scarsa e il lavoro non riconosciuto».

Come agisce sul territorio di Milano?
«Fondazione Centro Studi Doc si impegna a livello nazionale e internazionale, per questo le sue attività hanno impatto anche sul territorio di Milano e provincia, dove abbiamo già organizzato diversi eventi, l’ultimo nel 2019, con una tavola rotonda tra politici, sindacati e imprese a Base Milano».

Con quale scopo avete creato questa petizione?
«La petizione è stata attivata perché il settore dello spettacolo è stato il primo a fermarsi. Vogliamo garantire ai lavoratori di avere indennità di malattia e accesso alla disoccupazione Naspi anche senza licenziamento».

Il “Cura Italia” non è sufficiente?
«Non ha inserito esplicitamente queste richiese e adesso ci aspettiamo che le regioni diano l’opportunità ai lavoratori dipendenti intermittenti, che nello spettacolo sono più di duecentomila, di avere accesso agli ammortizzatori sociali calcolandoli sulla base degli ultimi dodici mesi».

Fondazione Centro Studi Doc, l'intervista a Demetrio Chiappa
Fondazione Centro Studi Doc, l’intervista a Demetrio Chiappa

Crede che queste misure siano necessarie solo ora o vi erano già mancanze da colmare?
«La petizione non fa altro che chiedere con urgenza ciò che sarebbe dovuto essere stato modificato da tempo. Fondamentale è riconoscere lo status giuridico del lavoratore dello spettacolo».

Quanto ha impattato questa situazione nel vostro settore?
«La Fondazione Centro Studi Doc ha calcolato che i lavoratori fermi adesso sono circa 340.000 e che, in un mese, si perderanno circa 8 miliardi di euro. Questo senza contare le perdite già in corso dal 25 febbraio e quelle successive a marzo. Abbiamo visto che stanno saltando lavori già fino a giugno e non sappiamo se prima di luglio sarà possibile ricominciare».

E come proseguono le attività in questo momento?
«A livello individuale, vediamo che molti artisti stanno organizzando piccoli concerti in streaming ed alcuni insegnanti di musica e arti hanno iniziato con lezioni online attraverso videoconferenze. Ci sono poi in corso iniziative più strutturate, come #StayOn».

Di cosa si tratta?
«È una staffetta di concerti ed eventi organizzata da live club tramite l’associazione di categoria KeepOn Live per trasmettere musica da tutta la penisola».

Perciò si può dire che si sta creando un fronte comune?
«Sì, anche se far fronte comune non è semplice in un settore frammentato in numerosi ambiti e che vede grandi differenze da una professione all’altra. Ma con la petizione siamo riusciti ad ottenere il sostegno di oltre 160 imprese e associazioni».

Come si potrà, invece, ricominciare superata l’emergenza?
«Sarà importante aiutare la ripresa del settore andando a concerti, abbonandosi a teatro, iscrivendosi a corsi di musica. Non essendo sicuro il periodo di fermo, non è nemmeno detto che tutte le realtà del settore sopravvivranno e quindi molto probabilmente osserveremo anche un cambiamento del funzionamento del mondo dello spettacolo. Bisogna sostenere anche le realtà più piccole che sono alla base della vita culturale e creativa del Paese».

Ce la faremo?
«Di sicuro siamo in una situazione di guerra, una guerra che non avrà vincitori. Stiamo cambiando il modo di utilizzare i social network e di vedere l’altro: distanza fisica e vicinanza emotiva, che sembra essere esattamente l’opposto di pochi mesi fa. Stiamo anche cercando di vedere le cose diversamente da come sono, ad esempio dai balconi per non pensare ai morti. È come se ancora non riuscissimo ad avere il senso della realtà e a trasferirlo».