Franco Mussida, dalla chitarra al nuovo libro: «Bisogna sentire la musica, non solo ascoltarla»

franco mussida
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Il fondatore della Premiata Forneria Marconi Franco Mussida – icona storica della musica italiana da oltre 45 anni – presenta oggi, alle 18.30, alla Mondadori Duomo il suo ultimo libro Il pianeta della musica, uno studio sul valore empatico della musica e dei suoi effetti sulle persone.

Come presidente del CPM – Music Institute di Milano, aprirà le porte del suo istituto sabato 13 aprile, in occasione dell’Open Day, giornata di audizioni e colloqui per tutti i corsi della scuola. Per il programma completo consultare il sito cpm.it.

Di cosa parla Il pianeta della musica?
«Parla di quanto oggi il nostro punto focale si soffermi sul potere della musica e dei suoi strumenti, in termini di comunicazione degli effetti straordinari che essa è in grado di sprigionare, soprattutto sui ragazzi. Tutto questo ci permette di studiarla anche dal punto di vista intellettuale».

Quindi è possibile catalogare i diversi effetti emotivi della musica?
«Non parliamo di un fenomeno astrofisico, ma di una cosa del tutto naturale. Il fatto che l’ascolto musicale sia in grado di recare in ciascuno di noi un certo piacere risulta del tutto normale quanto respirare. La musica è un reagente naturale della nostra struttura emotiva, insieme a tutti i pensieri logici che ci girano attorno, diventando anche uno stabilizzatore dell’umore».

In che senso?
«Se, ad esempio, vogliamo provare nostalgia, la possiamo trovare nella musica pop, come nella musica classica o in quella da film. La cosa meravigliosa sta proprio nell’iniziare gradualmente a dar modo alla musica di trovare un canale diretto con l’elemento emotivo della persona, che lo cerca in maniera assolutamente consapevole. Bisogna imparare a sentire la musica, e non solo ascoltarla distrattamente».

Sabato al CPM – Music Institute si terrà l’Open Day. Come si presenta oggi la sua scuola?
«Ci occupiamo della musica a 360 gradi, dei suoi autori, compositori, arrangiatori ed ingegneri, presentandoci come una vera e propria “casa dei mestieri della musica” in tutti i suoi aspetti e forme diverse».

Tutti sforzi per formare i cantanti del domani?
«Quest’anno a Sanremo ha vinto un ragazzo che ha frequentato per quattro anni la nostra scuola. Parliamo di Mahmood, una persona gentile, educata, volenterosa e capace di condividere l’esperienza formativa cercando di migliorarsi quotidianamente senza mai fermarsi dinanzi alle prime difficoltà. Per noi è stato senza dubbio un orgoglio vederlo realizzare i propri sogni».

In cosa eccelle e in cosa manca la nuova generazione di “studenti” musicali?
«Le generazioni del presente sono intellettualmente molto sveglie, cercano di capire i processi e i meccanismi della comunicazioni, soprattutto nel mondo virtuale, come sui social. Quello che potrebbe mancare è la dimensione umanistica nel lavoro condiviso e nella scoperta quotidiana della propria natura e di quella degli altri. Ed è proprio questo aspetto che portiamo avanti tutti i giorni in CPM».


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