fred de palma

«Non mi aspettavo quest’esplosione così enorme, ma ci speravo. Sicuramente è un bel biglietto da visita anche per l’album». L’album è Uebe, in uscita oggi, mentre lui è Fred De Palma, reduce dall’estate di Una volta ancora, hit reggaeton in featuring con Ana Mena.

 

Nelle dodici track di Uebe, di cui alcune già edite, tante collaborazioni a partire da Emis Killa, Sofia Reyes e Boro Boro, nel brano che dà il nome all’intero lavoro per Warner.

Perché Uebe?
«È una parola inventata che non ha nessun significato reale nel mondo. Se lo cerchi, non si trova: in realtà è una mia storpiatura della parola “baby”. Mi piaceva come suonava e l’ho tenuta come marchio di fabbrica per questo nuovo percorso che ho intrapreso».

In che genere collochi il tuo lavoro?
«Negli anni passati ho sempre pensato che la coerenza non fosse così importante all’interno dei dischi. Ascolto diversi generi che mi ispirano nel fare tante cose diverse, sia a livello di sonorità che a livello di contenuti. Infatti nei miei dischi passati si trovano pezzi d’amore, ma anche brani “ignoranti” che parlano di serate o cose simili».

Quindi che cos’è cambiato?
«Ultimamente, da un anno e mezzo o due, ho provato a trasmettere un messaggio inequivocabile e faccio in modo che non ci sia confusione all’interno del mio progetto. Ho ampliato molto il mio bacino di ascoltatori, ma sono anche frammentati».

In che senso?
«C’è il mio fan che ama una canzone o quel tipo di attitudine, poi ci sono miei ascoltatori appassionati di altro. Questa cosa in realtà pensavo fosse un mio punto debole, più che un mio punto di forza. Uebe ha la coerenza che è mancata negli altri album, ha la stessa matrice di scrittura. Il sound è coerente e rende tutto più omogeneo e anche comprensibile al pubblico».

Ma c’è il rischio che un genere di cui particolarmente si abusa si possa appiattire?
«La musica la fanno gli artisti e non il genere. Tutti i nuovi artisti si ispirano a ciò che ha funzionato cercando di fare la loro versione di quella hit o di quel disco che hanno ascoltato. Quindi in realtà in questo momento non c’è un rischio: siamo tutti molto diversi, nonostante apparteniamo ad un mondo simile. Quest’estate sono usciti diversi singoli reggaeton che hanno scalato le classifiche: non sembrano lo stesso pezzo. Sembra di ascoltare brani molto diversi tra loro. Io ho addirittura inserito la baciata che ha diversificato e rende il brano riconoscibile in quel mondo».

Sei di Torino ma vivi a Milano, cosa ti piace di qui?
«Ha degli spunti interessanti sia dal punto di vista della nightlife che del business. È inevitabile per noi cantanti finire a vivere qui. Ultimamente frequento molto la zona Moscova. L’unica cosa negativa, forse, è che ho visto poca aggregazione musicale, non ho vissuto momenti in piazza dove si fa freestyle quindi non so se ci siano o no».

Dove ti piacerebbe cantare, un giorno?
«Sicuramente al Forum».


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