veronica pivetti
veronica pivetti

La tournée di Viktor und Viktoria è arrivata finalmente al Teatro Nuovo a Milano, dove proseguirà fino a domenica: sul palco, oltre alla protagonista Veronica Pivetti, anche Giorgio Borghetti, Yari Gugliucci, Pia Engleberth, Roberta Cartocci e Nicola Sorrenti.

Si tratta di un testo nato negli anni ‘30 che è una sorta di «inno all’assenza di pregiudizi – rivela la Pivetti a Mi-Tomorrow –. Racconta tanti tipi di tolleranza, soprattutto la totale assenza di pregiudizio tanto che un personaggio dell’opera arriva a dire “ti amo così tanto che non mi interessa quale sia il tuo sesso”. E questo è un po’ il succo di tutta la storia».

In che periodo storico si colloca la storia?
«Si racconta il periodo della Repubblica di Weimar in cui gli artisti en travesti erano molto noti e acclamati. Io interpreto proprio uno di loro, ma con dietro un grande segreto e un grande imbroglio».

Come ha lavorato su questa parte che alterna la figura femminile a quella maschile?
«Per me è un bellissimo ruolo perché mi permette di interpretare tanti personaggi, è un entrare e uscire continuamente da panni diversi con una velocità strepitosa».

Possiamo dire che si tratta di uno spettacolo che diverte e fa riflettere allo stesso tempo?
«Il fatto che faccia riflettere lo dice il pubblico e a me fa molto piacere. Quando ho letto il testo di Giovanna Gra mi sono detta: “Qui si ride molto, però, i messaggi arrivano”. È sempre meglio raccontare le cose divertendo la gente, ma infilando dentro un sacco di verità scottanti, magari anche difficili da digerire. Il nostro spettacolo non è solo un inno alla tolleranza, ma parla molto anche di difficoltà economiche essendo ambientato in un periodo di crisi, della donna che per essere presa sul serio deve fingersi uomo. Si canta, si balla e per lo spettatore è tutto molto appagante».

Qual è il suo rapporto con Milano e con il pubblico milanese?
«È la mia città, ci sono nata, sono pazza di Milano e la amo moltissimo. Ora vivo nella bellissima Roma dove mi sono abbastanza integrata, però tornare a Milano significa tornare a casa. Ogni volta che il lavoro mi porta qui mi rilasso, per me è come stare in famiglia anche perché ci vivono i miei genitori. È il luogo dove sono cresciuta, ho fatto le scuole e in cui sono rimasta fino ai trent’anni. Del rapporto con il pubblico milanese, ne riparliamo alla fine delle repliche (ride, ndr)».

In questi giorni si è parlato molto dei due casi di femminicidio con i giudici di Bologna e Genova che hanno ridotto le pene ai due imputati.
«È sconcertante essere ancora a questi livelli, una vera e propria tragedia che non solo non diminuisce, ma addirittura aumenta. Ormai credo venga uccisa una donna ogni 36 ore e le pene sono sempre troppo basse. In Amore criminale, che conduco su Raitre, abbiamo trattato il caso di una donna aggredita con l’acido scoprendo che ha passato più tempo lei in ospedale che l’aggressore in carcere. Ci sono ingiustizie profonde, le donne non sono sufficientemente tutelate. Io spero sempre che le cose cambino».

Fino a sabato alle 20.45,
domenica alle 15.30
Teatro Nuovo
Piazza San Babila, Milano
Biglietti da 23,50 euro su teatronuovo.it


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