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21. 09. 2021 15:28

Lazza Re Mida: «Pianoforte e rap, mi presento così»

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Nel giorno della pubblicazione, Jacopo Lazzarini, in arte Lazza, presenterà al Mondadori Megastore di piazza Duomo il suo secondo album, che intende seguire il successo del predecessore Zzala datato 2017: anticipato dai singoli Porto Cervo e Gucci Ski Mask, l’album Re Mida rappresenta per il rapper milanese – formatosi al Conservatorio Giuseppe Verdi – il nuovo trampolino di lancio per il mercato discografico italiano.

Sei partito dal Conservatorio: quali ricordi custodisci di questa parentesi?
«In realtà non ho molti ricordi positivi dei miei anni passati lì. Però nel giorno in cui sono stato selezionato, all’età di dodici anni, ricordo una tensione alle stelle. Ci eravamo presentati in trecento e ne selezionavano solo undici, mi sono classificato al secondo posto della graduatoria, alle spalle di un pianista giapponese. Una grande soddisfazione, tutto sommato».

Un pianista che fa rap: un crossover unico, fino ad ora.
«Fondamentalmente mi sento un musicista che fa quello che vuole. Non amo le etichette in generale, sono un ragazzo semplice a cui piace la musica. Senza dubbio veder convergere il mondo della musica classica con il mondo del rap non è un mix che si vede tutti i giorni e sono felice di potermi presentare così».

Classe 1994. Cosa pensi della tua generazione?
«Da 24enne credo che effettivamente non siamo ridotti così male come ci dipingono, a volte. Le generazioni più recenti della mia sono sempre meno curiose e meno interessate nei confronti di ciò che li circonda: questo è preoccupante».

Hai tifato per qualche tuo collega coetaneo a Sanremo?
«Ho seguito Achille Lauro, oltre che collega anche mio grande amico: mi è dispiaciuto molto vederlo accerchiato da polemiche così offensive ed infamanti. Ho avuto modo di confrontarmi con il suo entourage e Rolls Royce effettivamente non aveva nulla a che fare con quelle accuse».

Ti auguri un giorno di calcare quel palco?
«Sinceramente no. Non amo il contesto che si crea attorno all’artista nel momento in cui viene giudicato, non solo a Sanremo ma in tutti i talent e nei programmi televisivi che oggi spopolano tanto. È un mondo che tralascia spesso la qualità dei brani, favorendo più il “personaggio” e non il prodotto. Non sto a questo tipo di regole. Mi vedrei più nei panni del presentatore o del giudice (sorride, ndr)».

Sembra che a The Voice of Italy ci sia ancora un posto libero tra i giudici…
«Sono impegnato in tour, ma l’idea non mi dispiacerebbe».

Cosa significa per te Milano?
«Mi ha dato molto intanto perché mi ha permesso di conoscere “sul campo” il freestyle. Essendo portato per il genere, ho girato parecchio gli ambienti underground perché mi muoveva quella curiosità di conoscere nuove persone e nuove tendenze. Sono nato e cresciuto tra piazzale Cuoco, Corvetto e Lodi e proprio qui ho lasciato parte della mia vita, tra cui molti amici che spesso torno a trovare».

Vivi tra musica classica e hip hop, anche Milano è così?
«Milano offre di tutto. Rimpiango il vecchio “muretto” tanto di moda nei primi anni Duemila, quando il sabato pomeriggio ammiravo i ragazzini che “rappavano” o “breakavano”, dando modo così di aggregare chi proveniva da diverse zone della città. Ho cercato di riprendere in mano questa usanza presentandomi ogni venerdì, ma credo che lo spirito sia fortemente cambiato. Poi Milano offre anche la possibilità di esibirsi in luoghi di forte spessore culturale come il Conservatorio o la Scala. Ed è proprio qui che vorrei suonare, un giorno».

Domani dalle 18.00
Mondadori Megastore
Piazza Duomo, Milano
Biglietti: ingresso libero con pass


www.mitomorrow.it

www.facebook.com/MiTomorrowOff/

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