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«Bravo Mahmood, con te ha vinto Gratosoglio, Milano e l’Italia. Ti aspetto a Palazzo Marino per congratularmi di persona». Il primo a congratularsi, via Twitter, con il milanese Mahmood per la vittoria del Festival di Sanremo è stato il sindaco Giuseppe Sala. Con quel cinguettio il primo cittadino ha voluto sottolineare – se ce ne fosse stato bisogno – la milanesità di Alessandro Mahmood, classe 1992, nato e vissuto nel quartiere Gratosoglio, simbolo di un orgoglio milanese che ha riecheggiato fino all’Ariston.

«Il simbolo della contemporaneità – sottolinea l’assessore alle Politiche Sociali, Pierfrancesco Majorino -. E’ incredibile parlare del suo tasso di italianità. Non mi risulta che qualcuno abbia mai fatto queste polemiche con Romina Power a Sanremo». O – si potrebbe aggiungere – che mai nessuno ha sollevato polemiche per gli oriundi Mauro German Camoranesi (campione del mondo nel 2006) o Jorginho, arruolati a pieno titolo nella Nazionale italiana di calcio.

«E’ una bella storia di un ragazzo milanese che ha trionfato a Sanremo», chiosa Majorino. Eppure lo stesso vincitore Mahmood già nella notte tra sabato e domenica aveva provato a soffocare sul nascere i commenti “maliziosi”, come quello del ministro dell’Interno Matteo Salvini che avrebbe preferito un altro vincitore, Ultimo.

«Io sono cento per cento italiano, mia madre è sarda e mio padre egiziano, ma io sono nato e cresciuto in Italia», ha tenuto a sottolineare Alessandro, figlio di una Milano delle seconde generazioni che, nella musica, si è fatta avanti anche Ghali, nato e cresciuto a Baggio. Paragone portato avanti anche Sumaya Abdel Qader, consigliera comunale del Partito Democratico: «Ah, Mahmood è milanese, di Gratosoglio. Come Ghali è milanese, di Baggio. Milano produce artisti che nascono nelle periferie e hanno molto da dire a tutto il Paese».

Insomma, è la nuova Milano che avanza, anche nella musica. Quella che si vede anche nelle foto posate di Mahmood davanti alle Torri bianche, simbolo di un mondo che cerca di integrarsi con la Milano che va più veloce. Il legame con la città è certificato anche nel video di Soldi, che vede Mahmood intento a bruciare una banconota nei pressi delle Colonne di San Lorenzo.

«Sono di Milano sud», canta nel brano Mai figlio unico. E in Uramaki c’è il riferimento a Chinatown. E prima di partire per Sanremo si è esibito in un locale che difficilmente dimenticherà, visto che gli ha portato fortuna: l’Arci Ohibò di via Benaco, altro locale non proprio nel cuore della città, ma fucina e palcoscenico di giovani talenti. La prossima fermata è ancora da scoprire: arriverà dopo la pubblicazione del primo album di inediti, in uscita il prossimo 1 marzo.

Tre anni fa, in occasione di Sanremo 2016, Mahmood era in gara tra i Giovani e per Mi-Tomorrow raccontò le giornate sanremesi come in un vero e proprio diario.


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