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25. 01. 2022 17:39

Michele Serra debutta con il suo monologo al Parenti: «Ora racconto il mio mestiere»

Michele Serra approda al Teatro Franco Parenti con L’amaca di domani

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Michele Serra è in scena al Teatro Franco Parenti di Milano con L’amaca di domani, un monologo ricco di sentimento, ma anche di ironia, con il quale il giornalista apre al pubblico la sua bottega da scrittore mostrando fatiche, gioie e fragilità di questo mestiere.

Michele Serra presenta l’Amaca di domani

Com’è nato lo spettacolo?
«Da un libretto che si intitola La sinistra e altre parole strane, riflessione sul mestiere di scrivere. L’ho letto in pubblico in un paio di occasioni e qualcuno mi ha suggerito di trasformarlo in un monologo teatrale. Sul palco il testo è molto cambiato, ovviamente. Ma la sostanza resta quella: racconto il mio mestiere, cerco di spiegare quanto la parola sia un attrezzo meraviglioso, ma anche molto pericoloso».

Come si diventa un bravo scrittore?
«Scrivendo. Faticando. Lavorando. E non prendendosi troppo sul serio. Dice Renzo Piano: “Non esiste il colpo di genio, esiste il lavoro”. Sono d’accordo con lui. I geni esistono ma sono al massimo una decina per ogni secolo. Ho sempre dubitato di essere uno dei dieci».

Sul palco c’è anche una mucca.
«Rappresenta il silenzio degli animali. E il mistero della natura, che come ha dimostrato durante il lockdown ha vita propria, energia propria, e di noi potrebbe facilmente fare a meno».

Siamo nell’era in cui i giornalisti vengono definiti sempre più spesso definiti “pennivendoli” o “giornalai”. C’è eccessivo accanimento verso la categoria?
«Sì, perché le categorie non esistono. Esistono le persone. Esistono giornalisti pessimi e giornalisti eccellenti. Non esiste il giornalismo, esistono i giornalisti. È un dibattito stupido, non per caso alimentato anche da giornalisti».

I social network sono un alleato o un “nemico” del giornalista?
«Diventano un nemico se il giornalista, peggio ancora lo scrittore, dà troppo peso a quello che dicono i social. È un rumore di fondo che inquina la libertà di parola, nel senso che condiziona quello che diciamo in funzione dell’effetto che fa, dei “mi piace” e “non mi piace”. Come giornalista ne tengo conto, ma poco. Come scrittore, per niente».

Cosa pensa della “sua” Milano?
«Intanto, sì, è la mia città. Ci sono cresciuto e ci ho passato quasi tutta la vita. L’ho detestata negli anni della “Milano da bere”, l’amo per la capacità, davvero unica, di prendere sul serio le persone e il loro lavoro, anche se arrivano da fuori. Milano, alla fin fine, è prima di tutto la città di quelli che arrivano da fuori. E per questo è l’unica vera metropoli italiana».

Michela Serra al Parenti: tutte le info

Stasera e giovedì alle 21.00
Domani alle 19.45
Teatro Franco Parenti
Via Pier Lombardo 14, Milano
Biglietti: da 18 euro su teatrofrancoparenti.it

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