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23. 09. 2021 04:07

Occhi blu, l’esordio in regia di Michela Cescon: «E’ stata una lotta»

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Un polar raffinato, con una grande cura compositiva e con una Valeria Golino eccezionale: Occhi blu è l’esordio alla regia di Michela Cescon, un’opera prima coraggiosa, per certi versi un unicum nel panorama italiano. Il film è arrivato ieri nelle sale italiane su distribuzione I Wonder Pictures e questa sera, alle ore 20.00, la regista incontrerà il pubblico dell’Anteo Palazzo del Cinema. Il film è una produzione tempesta e Palomar con Rai Cinema, in coproduzione con la società francese Tu vas Voir. Prodotto da Carlo Degli Esposti, Nicola Serra e Carlo Cresto-Dina, è scritto da Michela Cescon con Marco Lodoli e Heidrun Schleef. «È stata una lotta farlo, mi sono abbastanza difesa», ci ha raccontato la regista in esclusiva.

Come è nata l’idea di fare questo film?

«Io feci un cortometraggio dieci anni fa con protagonista Valeria Golino, Come un soffio, presentato al Festival di Venezia. Andò bene, tutti mi spinsero a continuare e io volevo continuare. Ho deciso di intraprendere un film di questo tipo e mi sono accorta che quando guardo i film degli altri sono sempre affascinata dalla parte visiva del film. Mi piace molto vedere la regia, sono meno interessata alla storia. Sono molto appassionata di film di genere, specialmente di polar francesi, e invece di fare un film autoriale ho giocato un po’ con il genere. L’attore, se deve fare un’opera al cinema, si nasconde  e si protegge da ciò che conosce, ovvero la recitazione: costruisce storie scritte, molto parlate, con molti dialoghi. Io ho fatto il percorso opposto: gli attori sono più delle presenze, il lavoro del regista è quello di creare un’atmosfera, una visione, uno sguardo. Il film ha tutte le pedine dei film di genere, che possono anche essere un po’ stereotipate, e le atmosfere, come la notte, le grandi città, la vena jazz, il mare, il fiume e addirittura lo scooter, che non è per niente debole, dipende da come lo riprendi (ride, ndr)».

Occhi blu è un film di grande atmosfera e tra i personaggi non troviamo solo il centauro o il commissario, ma anche Roma o la tromba di Fresu. Un esordio particolarmente coraggioso, una bella novità per il cinema italiano…

«È stato liberatorio, un film senza compromessi, metto quello che mi piace. C’è tanta roba, forse troppa (ride, ndr). Ma è un primo film, perché uno si deve trattenere? Quando uno comincia a fare una cosa, deve capire se è capace di intraprendere un percorso. Non poteva essere un film trattenuto, c’è tanta Cescon in Occhi blu. La mia faccia ormai la leghiamo a film di un certo tipo, forse Occhi blu sorprende anche per questo, perché quel centauro sulla moto sono io, è l’animo che ho io dentro. Ci sono tutte le mie ossessioni. Le vie di mezzo non portano a niente. Io non voglio che mi si dica che sia un film perfetto, ma qui ho iniziato ad avere uno sguardo e lo mostro agli altri. Solo così potevo vedere se ero capace, non facendo una cosa “piccola”. Non c’è stata paura, anche da parte della produzione».

Lei ha già lavorato con Valeria Golino, ma direi che l’ha scelta anche perché per lei era un personaggio inedito…

«Mi fa piacere che lei lo riconosca e che a tante persone arrivi a questa cosa. Questo film è pieno di sfide con me stessa: decidere di prendere due simboli italiani come Roma e Valeria Golino e osservarli con uno sguardo personale. Era interessante prendere qualcosa di molto noto e dimostrare che posso riuscire a fare vedere qualcosa di mio e di nuovo».

Quali registi l’hanno influenzata?

«Parte tutto un po’ da Melville: il modo che ha lui di raccontare il polar, con i vuoti, le atmosfere, gli attori. Poi io adoro Wong Kar-wai, ci sono delle cose precisissime che lo ricordano. Nella struttura del film c’è tutta la passione che ho per la graphic novel, soprattutto in alcune inquadrature e nel modo di raccontare la storia, nei non detti e nei capitoli. Occhi blu è pieno di vuoti, il tentativo è quello di avere molta fiducia nel pubblico e di fregarsene un po’ del racconto. Oggi siamo carichi di immagini che ci spiegano e che ci fanno vedere qualsiasi cosa, il cinema deve ritornare un pochino ad avere quella forza di non fare vedere tutto: attraverso il regista, il cinema ha il compito di fare un punto di vista e fare immaginare una valanga di cose che non fai vedere».

Il commento sonoro è fondamentale in Occhi blu, quanto ha lavorato per ottenere questo risultato?

«Ci ho lavorato tantissimo insieme ad un grandissimo compositore come Andrea Farri, lo conosco molto bene e ci lavoro insieme da anni. La musica e la fotografia raggiungono dei livelli molto alti. Lui conosce il film dall’inizio, ha letto tutte le stesure della sceneggiatura, ha seguito il montaggio. É stato tanto pensato per lui, anche mentre giravamo. É un compositore che amo molto e che trovo veramente molto bravo. Come tante altre presenze in questo film, ci sono dei regali che ho dato a questi artisti: questo è un film per talenti. Con Matteo Cocco, direttore della fotografia, abbiamo girato insieme delle scene insolite. Al musicista ho permesso di essere libero con i pezzi e ce ne sono tanti belli. Non era neanche facile curare il personaggio di Valeria Golino, ma lei ha capito, è un’attrice jazzista che segue con grande intelligenza. Poi c’è Jean-Hugues Anglade, che abbiamo sempre visto con altre facce, magro, asciutto, ma qui trasformato. Un bel gruppo, ho dato spazio a tutti, valorizzando i talenti di tutti».

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