Pacifico torna protagonista con il nuovo – e sesto – album dal titolo Bastasse il cielo. Anticipato dal singolo Semplicemente, il disco (pubblicato venerdì scorso) arriva a distanza di sette anni dal precedente Una voce non basta, custodendo dieci tracce inedite in grado di esprimere e confermare la sconfinata caratura poetica e compositiva di Luigi “Gino” De Crescenzo, in arte Pacifico. Acquistando l’album all’interno dello store si avrà diritto al pass prioritario di accesso al firmacopie. Prossima tappa milanese il 5 aprile, quando il cantautore milanese si esibirà in Santeria (posto unico a 23 euro su ticketone.it).

Bastasse il cielo arriva dopo sette anni di studio e di riflessione.
«Sono stati anni pieni di musica, scrittura ed incontri. Anzi di un incontro in particolare, quello con mio figlio».

Sette anni anche di viaggi.
«Trasferendomi a Parigi ho iniziato a scrivere moltissimo, sia per me che per altri. Ma non solo musica, anche un libro breve di pensieri e un romanzo».

Com’è stato tornare a scrivere?
«Non ho mai avuto difficoltà in realtà, ma ho faticato a portare a termine tutto il procedimento di realizzazione del disco, data la mia titubanza sul coinvolgimento di altri musicisti, sull’avere un’idea precisa del suono e su come farlo uscire».

Poi è arrivato Alberto Fabris.
«Fondamentale è stato l’intervento d Alberto, amico fraterno, che ha prodotto il lavoro artisticamente, ascoltando i brani e facendoli diventare quello che sono ora, chiamando a raccolta musicisti preziosi sparsi nei quattro angoli del mondo».

La poesia trova ancora il suo spazio nella discografia italiana?
«La poesia si eleva sopra le epoche ed i cambiamenti. Passa sopra le macerie, scappa alle dittature, nei momenti di stanca di uno fiorisce nel petto ad un altro. Anzi, spesso è nella difficoltà, nel rifiuto, nella povertà che la poesia diventa sostentamento vitale per chi la incontra».

Anche in tempi difficili come questi?
«Se i tempi sono veloci, liquidi, la poesia parlerà in quel modo. Prende la forma del contenitore, come l’acqua. Quindi ce n’è, nei libri, al cinema e anche nelle canzoni. Se la moltitudine è stanca e svogliata, ci sarà sempre qualcuno che parlerà per sé e, senza saperlo, per tanti altri».

Dieci nuove tracce per descrivere la fragilità umana: religione, generazioni a confronto, malinconia ed amore. C’è un sentimento predominante?
«Fragilità e resistenza sono presenti in molte creazioni artistiche, anche nella canzone, che è un’arte minuscola ma potente. Cerco di tenermi in equilibrio nella descrizione, troppa fragilità commuove ma corri il rischio di mettere in circolo una sorta di “lagna”».

Esiste una cura?
«Per controbilanciarla non indico rimedi, mi affido a semplici descrizioni pulite e neutre. Ho scoperto, con gli anni, di essere veramente un tipo nella media rispetto ai gusti e alle emozioni della collettività. Osservandomi e descrivendomi so molto degli altri».

Si parte subito con il tour. Che tipo di viaggio musicale sarà?
«Anarchico, pieno di vitalità e creatività, pericolante per lunghi tratti, poi saldamente strutturato. Ho musicisti creativi e irresponsabili come Mirco Mariani, Alfredo Nuti e Luigi Savino. Avrò a disposizione strumenti vecchi, non antichi, come mellotron, chitarre rockabilly, pianoforti elettrici col tremolo, batterie digitali e timpani. Sarà un viaggio pieno di energia, spero a tratti commovente e divertente».

Stasera alle 18.30
Rizzoli Galleria
Galleria Vittorio Emanuele II 11/12, Milano
Biglietti: ingresso libero con pass

mitomorrow.it