Pizza Boy
Pizza Boy

Ventiquattro pellicole firmate da registi di dieci nazionalità diverse, che concorrono nelle categorie fiction, documentario e animazione. Parte oggi l’edizione 2019 del SOUQ Film Festival, organizzato da Fondazione Casa della Carità, che terminerà domenica e che per la prima volta sarà ospitato dall’Anteo Palazzo del Cinema. Tra i cortometraggi selezionati Pizza Boy di Gianluca Zonta, mette in scena uno dei temi più attuali negli ultimi tempi, la condizione dei riders: «Anche questi lavoratori hanno le loro necessità ma nessuno ci pensa – spiega a Mi-Tomorrow il regista – al protagonista sta per nascere un figlio, ma non può andare da sua moglie perchè deve finire delle consegne e nessuno mostra un minimo di umanità per lui».

Gianluca Zonta
Gianluca Zonta

In Pizza Boy oltre alla condizione dei riders si accenna anche allo ius soli?
«Mi sembrava il periodo giusto per affrontare questi due argomenti. Lo ius soli è stato citato solo nel finale, per far capire che oltre alla condizione di rider c’era anche quella di straniero con la sua famiglia. Nonostante questa mancanza di umanità il protagonista alla fine pensa che un’integrazione sia ancora possibile, si considera italiano e dà a suo figlio un nome italiano».

Sarebbe cambiato qualcosa con un italiano?
«Forse sì, sicuramente sarebbero stati tutti più morbidi, dall’ospedale in cui porta sua moglie per partorire, ai clienti a cui porta le ordinazioni, si vede più pregiudizio da parte del popolo italiano che si crede superiore, ma come vediamo nella storia non lo è».

Qual è il messaggio del corto Pizza Boy?
«Volevo raccontare che ormai stiamo perdendo l’umanità, tutti sono sempre più soli, hanno difficoltà a relazionarsi con il prossimo, stanno a casa, fanno gli ordini, manca un contatto umano. Quando incontriamo una persona, che sia un fattorino o altro, dobbiamo sempre ricordarci che si tratta di una persona e trattarla come tale, con le sue difficoltà e le sue esigenze».

Cosa fare per ricordare a tutti che c’è un’umanità?
«Prima di tutto fare film del genere e presentarli in questi festival, sensibilizzare su quest’argomento dicendo alle persone di stare attenti, non pensare che solo gli altri siano razzisti, siamo tutti un po’ così, stiamo peccando di umanità, pregiudizio o superficialità. Quello che si può fare è stare attenti e riflettere su come ci si comporta».


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