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02. 08. 2021 21:44

Museo Poldi Pezzoli, coronavirus: «L’accesso virtuale alimenta la bellezza»

Racconti di opere e di lavoro quotidiano: il museo Poldi Pezzoli capostipite della cultura al tempo dell’emergenza. Annalisa Zanni: «Una visione diversa»

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Cinema, teatri, musei chiusi e concerti cancellati. Il settore della cultura è uno dei più colpiti dall’emergenza coronavirus. L’assessore alla Cultura di Milano Filippo Del Corno, insieme ad omologhi di altre città italiane, ha chiesto di dichiarare lo stato di crisi del comparto. Con spirito di iniziativa e creatività diversi enti culturali si stanno intanto muovendo per non lasciare le persone prive di quella linfa vitale che l’arte sa dare. Il museo Poldi Pezzoli di Milano ha pensato di caricare ogni giorno un video che racconti la storia di un’opera d’arte della sua collezione di ben 6mila pezzi e non solo.

«Stiamo lavorando tutti intensamente da remoto», esordisce a Mi-Tomorrow la direttrice del museo, Annalisa Zanni.

Museo Poldi Pezzoli, l’intervista alla direttrice Annalisa Zanni

Come state vivendo questi giorni di chiusura?
«Cercando di dare supporto e sostegno, ognuno facendo la propria parte, nel rispetto delle regole. Nella prima settimana di chiusura il nostro personale di custodia è intervenuto anche per sanificare gli ambienti».

Che effetto fa il museo vuoto?
«È una situazione che da un certo punto di vista ti concede una visione diversa delle opere, ma non dimentichiamo che il museo Poldi Pezzoli è del pubblico, quindi mancano i protagonisti e questa situazione disorientante, oltre che dolorosa, ci ha spinto ad accompagnarli attraverso i nostri canali social».

Annalisa Zanni direttrice del museo Poldi Pezzoli
Annalisa Zanni direttrice del museo Poldi Pezzoli

Qual è la vostra proposta?
«L’accesso virtuale non sostituisce la visita, perché la percezione fisica di un’opera si ha solo attraverso la visione diretta, ma visto che l’incontro diretto con la bellezza non è possibile, ogni giorno abbiamo deciso di offrire un video attraverso il sito e i social network. In alcuni raccontiamo la storia di una delle opere esposte nella nostra casa-museo, in altri descriviamo il lavoro quotidiano che si svolge dietro le quinte del museo Poldi Pezzoli per la conservazione preventiva, come il controllo dei sistemi di climatizzazione e di umidificazione».

Quali obiettivi vi siete posti?
«Innanzitutto è un’opportunità per aggiornare il pubblico sulle ultime scoperte fatte grazie ai restauri. La mostra che avrebbe dovuto essere in corso in queste settimane sulla moda, Memos, verrà descritta dai curatori. Parleremo anche delle opere di Tiepolo, perché il 2020 è il 250° anno dalla sua morte e faremo lezioni di storia dell’arte».

Ci sono anche video dedicati ai bambini?
«Certo. La cooperativa Ambarabart, che di solito si occupa delle visite guidate rivolte ai bambini, metterà online lezioni che li stimoleranno a partecipare attivamente, insegnando loro soprattutto ad osservare. Quando entreranno di nuovo al museo Poldi Pezzoli sapranno già che queste opere contengono moltissimi significati e che al museo vale la pena tornare più volte».

L’arte può aiutare in questo periodo difficile?
«In questo momento così desolante, così angosciante, noi vogliamo dire: stiamo con la bellezza, lavorando tutti insieme per il futuro».

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