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Gio, 09 Lug 2020 18:40:31

Nella pancia della balena con Samuel Heron: «Abbandoniamo le mura mentali»

Per il rapper una collaborazione a sorpresa con Stash e The Kolors: «Presto torneremo a salpare in mare»

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È finita l’attesa per il nuovo singolo di Samuel Heron: da oggi è disponibile su tutte le principali piattaforme digitali e in rotazione radiofonica Nella pancia della balena, una collaborazione – a sorpresa – con Stash e The Kolors.

 

 

Nella squadra di Samuel Heron anche il noto produttore Michele Canova, già al fianco di Tiziano Ferro, Giorgia, Jovanotti e Marco Mengoni.

Samuel Heron, Nella pancia della balena

samuel heron
samuel heron

Com’è nata questa collaborazione con Stash e The Kolors?
«Nell’ambiente è facile conoscersi, ma in questo periodo particolare ci sentiamo tutti più coesi e forse più liberi di accorciare le distanze stilistiche, per poter poi fare musica con uno spirito più genuino e naturale. Anche se tutto nasce con FaceTime».

Questa «pancia della balena» è sinonimo di luogo confortante e rassicurante. Un punto di partenza per sentirci più sicuri domani?
«Diciamo che fossilizzarsi e chiudersi tra le mura di casa, peggio tra le proprie mura mentali, penso possa portare solo all’alienazione. Oggi percepisco una maggiore voglia di condivisione, di legami reali, incontri ed emozioni che ci aspettano là fuori. Si riscopriranno priorità e ricchezze che in questi anni digitali, purtroppo, abbiamo messo da parte. Per ora questa ”pancia della balena” ci protegge, ma torneremo a salpare in mare, alla scoperta di nuove terre ed esperienze».

Al di là del lockdown, cosa ti ha portato questo anno di pausa dalle scene?
«Sono stati mesi nei quali ho ridimensionato le mie priorità come artista e come persona, ho vissuto esperienze vere, stretto legami ancor più solidi. Ho vissuto la vita vera lontano dai social, per ritrovare quel me stesso che poi racconto in musica».

Come hai visto cambiare la tua zona durante la quarantena?
«Abito in un quartiere di Milano adiacente ad università e luoghi di ritrovo di studenti e giovani. Fin da subito si è sentito il vuoto che ha lasciato questo periodo: noi che siamo rimasti ci siamo uniti, come in altre parti d’Italia, in piccoli momenti di grande condivisione cantando dai balconi, parlando tra finestre, facendo sentire la nostra energia a tutti quanti. Con la mia macchina fotografica analogica ho catturato questi momenti, magari in futuro racconterò tutto questo in un libro».

In breve

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