Sgarbi
Sgarbi

Vittorio Sgarbi firma ed interpreta la sua terza avventura teatrale con il mondo dell’arte, completando il “trittico” di prescelti dopo gli spettacoli dedicati a Caravaggio e Michelangelo.

Con Leonardo il noto critico d’arte si soffermerà non solo sulla pittura dell’artista, ma sul genio universale tramandato a noi dal Rinascimento, nell’anno in cui ricorrono i cinquecento anni dalla sua morte. Le musiche presenti nello spettacolo verranno eseguite dal vivo da Valentino Corvino. Gli orari degli spettacoli al Manzoni da domani fino al 24 marzo: dal martedì al sabato alle 20.45 e domenica alle 15.30.

Sgarbi, cosa si può svelare di questa personalità enigmatica che già non si sappia?
«Si tratta di un artista talmente ampio da raccontare. Il mio tentativo è quello di approfondire quello che lui ha fatto in vita, in altri termini il suo costante tentativo di aumentare le potenzialità dell’uomo nell’emulazione della genesi stessa, ovvero quella divina».

L’arte può svolgere un ruolo intrigante per il teatro?
«Di arte a teatro non se n’era mai vista prima del mio esperimento. Si tratta di un’apparizione assolutamente nuova rispetto ai tratti caratteristici del teatro nella sua natura essenziale, ovvero l’interpretazione di concetti».

Non si tratta, insomma, del classico repertorio teatrale…
«Il mio è un tipo di teatro innovativo. Parlando di Leonardo creo il personaggio che essenzialmente non c’è, se non presente nella mente di chi lo pensa attraverso una serie di associazioni legate ad una personalità importante per la società italiana. Io non interpreto Leonardo, io parlo di Leonardo».

Che pittore è stato?
«Non si è limitato, come insegnavano i grandi maestri, a riprodurre la realtà attraverso la pittura, ma l’ha ulteriormente amplificata, inventando personaggi immaginari come la Gioconda o la Dama con l’ermellino».

Si tratta di un mito “imperfetto”?
«Racconto di un uomo in grado di suggerirci delle strade nuove per la nostra evoluzione, senza usare azioni politiche, ma solo attraverso il semplice atto della creazione. Nel suo essere imperfetto lo considero il “genio delle protesi”».

Ovvero?
«Un forte anticipatore dei nostri tempi. Sentiva l’esigenza di una serie di elementi che agli uomini del suo tempo mancavano, nell’inconsapevolezza che poi altri, dopo di lui, avrebbero realizzato quelle stesse idee».

Un viaggio evolutivo che ha portato fino ad oggi.
«Gli utensili di cui ora non possiamo fare a meno, come il telefonino o la macchina da presa, sono effettivamente conseguenze di una serie di visioni del mondo di Leonardo che hanno anticipato fortemente l’uomo del nostro tempo».

Il mito dell’imperfezione leonardesca affascina ancora la società perché è la società stessa a ritenersi imperfetta?
«La società è la condizione in cui l’uomo manifesta il suo rapporto con gli altri rispetto alla necessità della vita. Ogni individuo possiede una sua identità e questo è anche Leonardo, un individuo che contribuiva al perfezionamento della società».

Da martedì alle 20.45
Vittorio Sgarbi al Teatro Manzoni
Via Alessandro Manzoni, 42
Milano
Biglietti: da 28 euro su teatromanzoni.it


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