Trattoria Menotti
Trattoria Menotti

Varcare la soglia di un teatro e ritrovarsi come d’incanto negli anni ‘60. Un vero e proprio viaggio nel tempo possibile al Teatro Menotti che, dopo il successo della passata stagione, torna ad ospitare Trattoria Menotti, progetto del regista e direttore artistico Emilio Russo. «Sono appassionato della cultura della Milano anni ‘60, quella delle osterie, delle prostitute e degli avventori occasionali – spiega il regista – La mia idea iniziale era quella di fare uno spettacolo ambientato in una trattoria, poi ripensandoci ho deciso di costruirne una vera e propria. Così abbiamo smontato le poltrone e messo i tavolini, si mangia, si beve e si raccontano storie».

 

Gli spettatori cosa vedranno in scena?
«L’idea è quella di ricostruire quello che penso avvenisse nelle osterie, dalle prostitute in cerca di clienti al cabarettista coi musicisti. Tutto questo viene raccontato attraverso un plot teatrale, contemporaneamente il pubblico mangia, beve e viene trasportato negli anni ‘60 milanesi».

Cosa ha chiesto agli attori?
«Ho fatto un lavoro molto psicologico spiegando cosa si sarebbero dovuti aspettare da questo spettacolo con un pubblico atipico che mangia, magari ti volta le spalle. Agli attori ho chiesto di conquistare lo spettatore e al debutto sono subito riusciti nella loro missione. Nella scorsa stagione è stato un successo clamoroso, abbiamo creato un bel clima dove cibo e bevande sono di ottima qualità, il pubblico è coinvolto nella messa in scena, ma non in modo fastidioso. È uno spettacolo da gustare in tutti i sensi».

Il menù cosa prevede?
«L’anno scorso siamo andati in scena a fine stagione quindi il menù era estivo, stavolta cambia l’atmosfera e il grande protagonista sarà l’ossobuco col risotto alla milanese. Poi ci saranno l’antipasto, l’uovo sodo, il vino rosso, elementi tipici della trattoria. Inoltre il 31 dicembre festeggeremo il nuovo decennio insieme».

Cosa è rimasto della Milano degli anni ‘60?
«Mi piace pensare a quell’epoca come un periodo dove il senso di libertà era forte, dove la tolleranza non era solo una moda ma la normalità. Quello che è rimasto e che non finirà mai è la voglia del pubblico di rivivere questo clima».

Ci saranno delle novità rispetto alla passata stagione?
«In quel periodo il Menotti rischiava di chiudere e abbiamo trasformato lo spettacolo nell’ultimo lavoro in scena alla Trattoria Menotti. Ora le cose sono cambiate, il Teatro non chiuderà e nemmeno la Trattoria così il clima sarà diverso».

La musica è sempre protagonista dei suoi spettacoli, che melodie sentiremo?
«Sul palco ci sarà la band Musica da Ripostiglio. Sentiremo brani di Jannacci, Walter Valdi, Franco Nebbia, una versione corale del canto popolare Rosetta, insomma tanta musica».

Quali sono i progetti per il 2020?
«Al Menotti continua una stagione che è iniziata davvero bene. Faremo un festival internazionale chiamato Slapstick e dedicato al teatro visivo comico con compagnie come i Familie Floez, i Chicos Mambo e lo straordinario attore svedese Jakop Ahlbom. Avremo anche il focus su Marco Baliani, io chiuderò la stagione con Far finta di essere sani di Giorgio Gaber e sto già lavorando sulla prossima».

Dal 12 al 31 dicembre
Teatro Menotti
Via Menotti 11, Milano
Biglietti: solo spettacolo 32 euro. Cena con spettacolo 57 euro. Cena con spettacolo 31 dicembre 120 euro su teatromenotti.org


www.mitomorrow.it