Tre libri cult per dire addio a Luìs Sepulveda

Tre libri per ricordare Sepulveda
Tre libri per ricordare Sepulveda

«Sono morto tante volte. La prima quando il Cile fu stravolto dal colpo di Stato, la seconda quando mi arrestarono, la terza quando imprigionarono mia moglie».

Questa era l’idea della morte di Luìs Sepulveda, il grande scrittore cileno che si è spento oggi ad Oviedo a causa del Covid-19. Aveva 70 anni, festeggiati lo scorso ottobre a Milano in un evento della casa editrice Guanda ed era atteso per marzo a Roma per inaugurare l’edizione dedicata al coraggio del festival Libri Come 2020.

Scrittore e attivista politico, subì l’arresto e le torture dopo il colpo di stato di Pinochet, venne mandato in esilio, ma non dimenticò mai il suo paese, né smise di lottare e di sognare per tutta la vita. In Italia ha venduto oltre 5 milioni di copie: fra i numerosi riconoscimenti, nel 2015 gli venne assegnato il Premio Letterario Alessandro Manzoni alla Carriera «per aver saputo coniugare letteratura e impegno civile, vivendo e raccontando formidabili passioni, nella certezza che sarà sempre e soltanto l’immaginazione a cambiare il mondo».

Tre libri per ricordare Sepulveda

Il mondo alla fine del mondo: un giornalista, esule politico in Germania, torna in Cile per indagare su una nave officina giapponese e scopre una caccia illegale alle balene nel mare australe. Il vecchio che leggeva romanzi d’amore: 7 mesi della sua vita trascorsi con una missione Unesco tra le tribù amazzoniche degli indios Shuar, in una storia sospesa tra due mondi. La Gabbianella e il gatto che le insegnò a volare: la sua favola più famosa, che insegna il valore supremo del dare aiuto a chi è in difficoltà, anche se è completamente diverso da te.

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