Il campetto di via Dezza, a Milano, verrà inaugurato il 9 maggio e per molti è già conosciuto con un nome che non è ufficiale, ma profondamente condiviso: “Il Girasole”. Un simbolo nato dal dolore e dalla memoria di Alessandro Meszely, un ragazzo di 15 anni scomparso nel 2017 proprio mentre giocava a basket in quel luogo.
Il campetto di via Dezza sarà inaugurato a breve
Da allora, sua madre Laura ha trasformato il ricordo in un gesto quotidiano: lasciare un girasole al cancello del campo. Un’azione semplice ma costante, che col tempo è diventata un segno riconoscibile per tutto il quartiere e non solo. Quel fiore, però, a un certo punto viene rimosso da ignoti.
La madre non si arrende e lo rimette al suo posto, accompagnandolo con un messaggio discreto e personale, in cui invita al rispetto e ricorda il legame con il figlio e con quel campo. Poco dopo, arriva una risposta anonima dura e offensiva, che scatena indignazione.
A quel punto Laura decide di scrivere al Corriere, e la vicenda assume una risonanza cittadina. Milano reagisce in modo spontaneo: il cancello del campetto si riempie di girasoli, messaggi e disegni lasciati da cittadini di ogni età. Un’ondata di partecipazione che trasforma un gesto individuale in una memoria collettiva condivisa.
L’associazione DAB fondata dagli amici di Alessandro
Da quella mobilitazione nasce l’associazione DAB, fondata dagli amici di Alessandro. L’obiettivo non è simbolico ma concreto: intervenire sui campetti di quartiere e restituirli ai ragazzi, rendendoli più sicuri e vivi. Tra le iniziative annunciate ci sono l’installazione di 42 defibrillatori e circa 200 ore di formazione al primo soccorso rivolte a studenti e giovani sportivi.
