Nel quadro della forte trasformazione del commercio di prossimità in Italia e in Lombardia, Milano emerge come caso relativamente più resiliente, pur dentro una dinamica di cambiamento strutturale profondo. Tra il 2015 e il 2025 il capoluogo lombardo registra una riduzione del numero di esercizi commerciali pari a -1,3%, il calo più contenuto dell’intera regione. In termini assoluti, il saldo negativo è di 755 unità locali, un dato nettamente inferiore rispetto alle altre province lombarde più colpite come Brescia (-3.172), Bergamo (-1.840) e Varese (-1.602). Questo posizionamento evidenzia una maggiore tenuta del tessuto commerciale milanese, favorita dalla densità urbana, dalla diversificazione economica e dalla forte attrattività del territorio.
Commercio di prossimità a Milano
Se il numero di negozi diminuisce, l’occupazione racconta una storia opposta. Milano è infatti il principale motore occupazionale del commercio di prossimità in Lombardia. Nel periodo 2015–2025 gli addetti crescono del +27,3%, pari a oltre 37.700 nuove unità, il valore assoluto più alto tra tutte le province lombarde. Si tratta di un segnale importante: meno punti vendita, ma più strutturati e con maggiore capacità di impiego.

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Commercio di prossimità più concentrato e strutturato
Il caso milanese suggerisce una trasformazione qualitativa del commercio locale. La riduzione lieve delle unità attive si accompagna infatti a un aumento della dimensione media delle imprese e della loro capacità occupazionale. In altre parole, Milano sta vivendo una razionalizzazione del commercio di prossimità: meno negozi indipendenti tradizionali, ma attività più solide, integrate con servizi, ristorazione e nuove forme di consumo urbano.
Ricavi in crescita, ma con nuove pressioni competitive
Anche sul piano economico il capoluogo mostra dinamiche di crescita. In Lombardia i ricavi del commercio di prossimità aumentano mediamente del 31,3% nel periodo 2015–2024, e Milano si colloca tra i territori più performanti. Tuttavia, la crescita non è uniforme: se da un lato i settori come ristorazione e servizi alla persona trainano il mercato, dall’altro il commercio tradizionale (tessile, cultura e svago) continua a soffrire la concorrenza dell’e-commerce e la riduzione dei consumi discrezionali.
Commercio di prossimità, il nodo immobiliare: affitti in crescita
Anche a Milano emerge il paradosso del mercato immobiliare commerciale. Tra il 2015 e il 2025 i prezzi di compravendita dei negozi scendono del -7%, mentre i canoni di affitto aumentano del +16,1%. Questo squilibrio contribuisce a rendere più complessa la sostenibilità economica delle piccole attività, soprattutto nei quartieri centrali e nelle aree a maggiore pressione commerciale.
Una città che cambia modello di commercio
Nel complesso, Milano non assiste a una semplice riduzione del commercio di prossimità, ma a una sua riconfigurazione. Il modello tradizionale del piccolo negozio indipendente lascia spazio a un sistema più concentrato, occupazionale e orientato ai servizi. Una trasformazione che, pur garantendo maggiore solidità media delle imprese, pone interrogativi sulla diversità commerciale e sulla capacità dei quartieri di mantenere una rete diffusa di presidi di vicinato.
