Milano Cortina 2026, qual è l’eredità dei Giochi Olimpici?

In attesa delle Paralimpiadi in partenza venerdì, tutti proiettati sul futuro della città

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Attrezzature, cronometri, persino lettini per la fisioterapia utilizzati nei palazzetti olimpici sono andati all’asta, così ha deciso la Fondazione Milano Cortina per dismettere gli oggetti che hanno contribuito alla buona riuscita di Milano Cortina 2026, un’Olimpiade che è stata un successo fatto di medaglie, ma anche di reputazione del nostro Paese e di Milano.

Una Milano che sta per ospitare le Paralimpiadi (all’Arena Santa Giulia, o Palitalia, dal 6 al 15 marzo, non perdetevi lo speciale di Mi-Tomorrow di venerdì 6) già chiedendosi quale sarà l’eredità di queste settimane vivaci e partecipate. Al termine delle Paralimpiadi al Villaggio Olimpico inizieranno i lavori – specialmente nelle aree comuni – di conversione in studentato, che da settembre comincerà a ospitare i primi studenti (capienza totale 1.700 posti, di cui, per il momento, 450 a prezzo agevolato, ovvero 592 euro al mese in camera doppia).

Ai milanesi è piaciuto molto il prolungamento dell’orario di apertura delle linee metropolitane fino alle 2.00 di notte, ma se è già difficile trovare nuovo personale ATM con l’orario “classico”, sembra poco realistico riproporre lo “standard olimpico” anche in tempi normali: secondo l’assessora ai trasporti Censi ci vorrebbero «dai 6 ai 7 milioni di euro al mese in più».

Ci rimane senz’altro un nuovo palazzetto, quello di Santa Giulia (da capire se le navette saranno attivate di nuovo nei giorni degli eventi, per ora, sulla carta, solo musicali), ma l’eredità più grande, e forse inaspettata, anche se non ancora tangibile, è il rinnovato interesse per gli sport del ghiaccio che potrebbe portare a mantenere viva una parte della venue di Rho Fiera per le gare di hockey, in attesa di capire quale sarà il reale destino dell’Agorà, oggetto di un bando per la riqualificazione.

Milano Cortina 2026, Ico Migliore: «Milano è la storia dell’hockey, possiamo farla rinascere»

Andrea Gussoni

Un palaghiaccio (con due piste) a Milano: è il sogno di Ico Migliore, l’ex capitano della Nazionale italiana di hockey su ghiaccio oltre che della Saima Milano, storica e ancora amatissima società che ha fatto la storia di questo sport all’ombra della Madonnina. Ora è un architetto affermato. La persona migliore insomma con cui fare il punto sulla situazione dopo le Olimpiadi.

Le ha seguite? Che effetto le ha fatto?
«Certo, è stato bellissimo. Ho assistito a molte partite dal vivo, compresa la finale, e mi ha fatto piacere vedere tanti ragazzini che non conoscevano questo sport sugli spalti. Il calcio ha perso parte della sua valenza sportiva e sociale. L’hockey è duro, ma molto bello».

Da architetto, che cosa ne pensa degli impianti usati?
«Il PalaItalia è grande ma si vede che è pensato per i concerti. Fa strano vedere una curva scura semivuota. Il palazzetto costruito all’interno della Fiera è interessante dal punto di vista architettonico: molti impianti sono nati proprio nelle fiere. Già ai tempi dei Vipers, quando ci fu la crisi dell’Agorà, si parlava di soluzioni di questo tipo».

Ico Migliore
Ico Migliore

E ora si torna a parlarne, sperando che seguano poi i fatti…
«Bisogna battere il ferro finché è caldo: intanto teniamo questo impianto in Fiera temporaneamente e, nel frattempo, attiviamo la riconversione dell’Agorà, che oggi è un contenitore morto e crea un danno al quartiere. Era un punto di riferimento per i ragazzini, in una zona con poche alternative, e ora è abitato solo da cani randagi».

Come se lo immagina poi un nuovo palazzo del ghiaccio?
«Un impianto sostenibile e realistico dovrebbe avere tra i 3.500 e i 5.000 posti. La questione va ragionata bene: non una pista sola, che crea problemi di densità, ma due. La seconda anche senza tribune. Anche a Sesto c’è una struttura doppia, sopra e sotto. I costi sono diversi, certo, ma questo è il regalo che vorrei da Babbo Natale».

I tifosi sognano anche una squadra di hockey a Milano. Lei c’entra qualcosa?
«Mi chiamano in molti, ma io non ne so nulla. Mi auguro che si stia seminando qualcosa di veramente milanese. Noi siamo durati otto anni con i Vipers e altri dieci con Hockey Milano Rossoblù. Si può fare, se si lavora sui tifosi, sui ragazzini e sulle scuole. Mi auguro che si ragioni in questa direzione e si trovino accordi con altre società per un movimento duraturo, non per un’operazione “one shot”».

Milano è ancora la città dell’hockey su ghiaccio?
«Ricordiamoci che l’hockey in Italia è nato proprio a Milano nel 1923, non nelle valli o sulle montangne. Il vecchio Piranesi è stato il primo impianto coperto d’Europa per sport sul ghiaccio. Milano non può vivere solo di eventi settimanali come la Fashion Week o simili: deve avere strutture e progetti stabili».

Milano Cortina 2026, Martina Erba (Milano Curling Club: «Nelle ultime settimane abbiamo ricevuto 500 nuove richieste»

Simone Togna

Martina Erba, presidentessa del Milano Curling Club, conferma il crescente interesse per il curling dopo il successo delle ultime Olimpiadi: «Contiamo, insieme al Jess Curling club da cui siamo nati nel 2020 e con cui oggi condividiamo gli spazi, 50 tesserati. Siamo stati i precursori di quanto accaduto nelle ultime settimane, quando abbiamo ricevuto circa 500 richieste di persone desiderose di fare una prova».

Il fenomeno Constantini-Mosaner è stato un traino più che importante.
«Stiamo facendo veramente i salti mortali per accogliere tutti. Spero che questo entusiasmo non vada sprecato, di riuscire ad accogliere tutti. Il curling è potenzialmente uno sport adatto a tutti, dai bambini, ai più grandi. Il nostro tesserato più anziano ha appena fatto 80 anni. Gioca senza problemi e si diverte tanto».

Voi vi allenate al PalaSesto di Sesto San Giovanni.
«Noi abbiamo 4 ore a settimana lì al palazzetto. Ci alleniamo la domenica dalle 21.30 alle 23.30 e il lunedì dalle 21.45 alle 23.45. L’orario è già è un fattore che incide, non è così semplice trovare persone libere a questi orari».

Milano Curling Club
Milano Curling Club

Serve tanta passione. Lei perché ha iniziato a praticare il curling?
«Dopo aver giocato per tanti anni a pallavolo, cercavo qualcosa di diverso, ma mai avrei pensato che sarebbe stato il curling».

Com’è andata?
«Mi ci sono avvicinata perché abbiamo fatto una serata, una prova con degli ex colleghi. Un po’ per ridere abbiamo detto: “Facciamo una serata, magari ci facciamo qualche video divertente…”. E invece per me è stato amore a prima vista. Il curling è uno sport di cui non ci si può immaginare cosa ci sia dietro, la strategia, la tecnica, la tattica. A me poi piace pure proprio perché finisce una giornata lavorativa, vai sul ghiaccio, al freddo, ti si raffreddano i pensieri e pratichi un gioco sano, ti fai il terzo tempo anche con gli avversari, ma c’è comunque competizione».

A Milano però manca un palazzetto dedicato solo al curling.
«Esattamente, ne servirebbe uno solo per la disciplina del curling, questo perché il ghiaccio è molto particolare».

Ovvero?
«Si immagini di giocare a biliardo su un campo che pende da un angolo, sarebbe impossibile. Lo stesso principio vale anche per noi. Il campo deve essere il più in piano possibile, conta anche la velocità del ghiaccio. Quando noi condividiamo gli spazi con gli altri sport, come il pattinaggio pubblico, lo spessore del ghiaccio su cui ci alleniamo è diverso, deve resistere alle persone che vanno su con i pattini. In Italia esistono più palazzetti dedicati, come a Pinerolo e a Torino, dove sono rispecchiati una serie di requisiti che permettono di ospitare anche i campionati».

C’è tanta differenza tra la realtà italiana e quella straniera?
«In Canada sono circa due milioni i praticanti di curling, noi quest’anno se va bene se arriviamo a 400. In Svizzera esiste un curling club in ogni città e paese. L’Italia sta crescendo negli ultimi anni, si è strutturata parecchio intorno alle nazionali».

Milano Cortina 2026, Fuori Campo: il progetto del Comune che, attraverso 300 eventi gratuiti, porta lo sport nei quartieri

Luca Talotta

L’eredità di Milano Cortina 2026 non si misura solo in infrastrutture, ma nella capacità di lasciare un segno sociale. Con “Fuori Campo”, il Comune accende la legacy olimpica nei quartieri: oltre 300 eventi gratuiti fino a dicembre, in 60 luoghi della città. Piazze, giardini e campetti si trasformano in spazi di sport e relazione: «Lo sport non deve aspettare che siano i ragazzi a entrare negli impianti, ma andare loro incontro nei quartieri», sottolinea l’assessora Martina Riva.

Fuori Campo
Fuori Campo

«Stiamo sperimentando un modello in cui lo spazio pubblico diventa infrastruttura educativa. Questa è la vera legacy: una cultura sportiva accessibile e quotidiana». Dal Parco Trotter al Corvetto, da Ponte Lambro a Quarto Oggiaro, il progetto coinvolge 18 organizzazioni coordinate da Sanga Milano. In programma skate, basket, calcio, parkour, break dance, baskin e laboratori artistici. «Lo sport è uno strumento straordinario per arrivare al cuore dei giovani», osserva Franz Pinotti, fondatore di Sanga Milano. «Se tu non puoi venire da noi, siamo noi che veniamo da te». Il calendario di tutte le attività è disponibile sul sito fuoricampomilano.org.

Milano Cortina 2026, Arena Santa Giulia: al termine delle Paralimpiadi arrivano i concerti

Prima il ghiaccio, ora le chitarre. L’Arena Santa Giulia, oggi Unipol Dome per motivi economici, cambia pelle e diventa una delle eredità più visibili di Milano-Cortina 2026. L’impianto, con una capienza fino a 16.000 spettatori, 83.500 metri quadrati di superficie, 2,4 milioni di led in facciata e una piazza esterna da oltre 12.000 metri quadrati, è destinato a restare un punto fermo nel panorama milanese. Non solo come impianto sportivo, ma come nuova capitale del live entertainment.

La data da segnare in rosso è quella del 6 maggio. La Prima Notte – Music Opening Ceremony vedrà protagonista Luciano Ligabue, scelto per inaugurare ufficialmente il palco. Dopo di lui, a ruota, Annalisa, Rush, Max Pezzali e Bryan Adams. L’obiettivo è arrivare a regime con circa 150 concerti l’anno. E lo sport? Ufficialmente, il focus resta solo sui concerti. Ma la struttura nasce come impianto polifunzionale e, dopo l’esperienza olimpica, è difficile pensare che lo sport resti fuori a lungo. Qualcosa si muove, si ragiona su eventi e competizioni, ma per ora non ci sono annunci ufficiali LT

Milano Cortina 2026, la città con gli occhi dei giornalisti e tifosi stranieri

Milano, con i Giochi Olimpici Invernali, è diventata protagonista del racconto internazionale, vissuta e raccontata dagli stranieri in modo spesso sorprendente e molto diverso rispetto alle aspettative iniziali. All’inizio i dubbi non mancavano, eppure su Instagram, X e TikTok le impressioni pubblicate da turisti, giornalisti e atleti hanno smentito molti pregiudizi, trasformando Milano da città vista con prudenza in un luogo celebrato per la sua energia cosmopolita e la vivacità urbana.

I giornalisti stranieri ai Giochi 2026
I giornalisti stranieri ai Giochi 2026

Le descrizioni si sono concentrate su vedovelle, sul caffè al bar (esilarante i post di Tom Llamas della NBC, impazzito per questo rituale), su come la città fosse «meno costosa di quanto ci aspettassimo» (il pensiero di Amanda Davies della CNN), «pulita e vivibile» (Julien de Rosa della AFP), e perfetta come base per conciliare le competizioni con visite museali. Dal punto di vista dei media internazionali, la copertura è stata massiccia: oltre 775.000 articoli e conversazioni social in più di 180 Paesi, con numeri di interazioni che hanno superato il miliardo e mezzo. Nei prossimi mesi ci si aspetta un buon ritorno dal punto di vista turistico. LT

Milano Cortina 2026, gli effetti delle Olimpiadi

1,7

L’aumento percentuale del Pil nel 2026

2,5

i miliardi di euro di produzione complessiva

8,7

I milioni di arrivi di turisti

139

i milioni di euro generati nel settore ospitalità (13,3% del totale generato a Milano)

57

i milioni di euro generati nel settore costruzioni (5,5% del totale generato a Milano)

51

I milioni di euro generati nel settore trasporti (4,8% del totale generato a Milano)

Fonte: Stime di Assolombarda e Milano & Partners

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