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29. 01. 2026 14:19

Salone del Mobile.Milano 2026: connessioni globali, nuovi format e la città al centro

In fiera debutta Salone Raritas, prende quota il percorso verso Salone Contract e tornano le Biennali di cucina e bagno

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Milano torna a orientare la bussola internazionale del design con la sessantaquattresima edizione del Salone del Mobile.Milano 2026, in programma dal 21 al 26 aprile 2026 a Fiera Milano Rho.  In un momento in cui la competizione globale si gioca sempre più sulla capacità di creare relazioni, contenuti e visione, la Manifestazione sceglie una parola chiave che è anche una dichiarazione di metodo: connessioni. Connessioni tra mercati e culture, tra industria e curatela, tra padiglioni e città, tra prodotto e servizi. E, soprattutto, connessioni che partono da Milano e tornano a Milano, amplificandone l’impatto economico e simbolico.

Salone del Mobile.Milano 2026: una fiera sold out che racconta un settore ancora centrale

I numeri disegnano un Salone che si presenta come piattaforma strategica prima ancora che come vetrina. Oltre 1.900 espositori da 32 Paesi, con una quota estera dichiarata del 36,6%, e più di 169.000 metri quadrati di superficie espositiva netta completamente sold out. È la fotografia di un ecosistema che continua a considerare Milano il luogo in cui “si decide” il linguaggio del progetto contemporaneo: dalle scelte industriali ai trend, dai materiali alle filiere, dai nuovi modelli di consumo ai grandi incarichi internazionali.

A rendere più leggibile questa complessità, l’edizione 2026 lavora su un’architettura di contenuti più integrata: percorsi, narrazioni, strumenti di orientamento e un’idea di visita più fluida, pensata per professionisti e pubblico. Un dettaglio che, a Milano, non è mai neutro: la città vive la Design Week come un’infrastruttura temporanea che ridisegna ritmi urbani, trasporti, ospitalità e perfino le geografie sociali del centro e dei distretti.

Il ritorno delle Biennali: cucina e bagno come laboratorio di innovazione

Il Salone 2026 riporta al centro due “stanze” decisive dell’abitare contemporaneo. Da una parte EuroCucina con FTK – Technology For the Kitchen, dall’altra il Salone Internazionale del Bagno: segmenti dove il design dialoga in modo sempre più stretto con tecnologia, sostenibilità, ergonomia e benessere.

Qui Milano non racconta soltanto forme e finiture. Racconta un cambio di paradigma: la cucina e il bagno diventano sistemi evoluti, ambienti ibridi, piattaforme domestiche in cui convergono efficienza energetica, domotica, materiali innovativi e durabilità. Il risultato è un design meno “di superficie” e più “di infrastruttura”: capace di tenere insieme estetica, manutenzione, riparabilità e un’idea di comfort che si misura nel tempo.

Salone Raritas: il collectible design entra in fiera, con una regia curatoriale

Tra le novità più attese c’è il debutto di Salone Raritas (padiglioni 9-11): una piattaforma dedicata al collectible designche accosta icone curate, pezzi unici, edizioni limitate e outsider pieces, con curatela di Annalisa Rosso ed exhibition design firmato Formafantasma. 

Il messaggio è chiaro: la rarità non viene trattata come semplice lusso, ma come linguaggio progettuale con una sua grammatica culturale e una sua domanda di mercato, soprattutto nel B2B. In altre parole, Milano prova a ridurre la distanza tra produzione speciale e committenze professionali, aprendo un canale più diretto tra gallerie, designer, developer, hospitality e retail.

Aurea, an Architectural Fiction: un hotel immaginario lungo “A Luxury Way”

Nel percorso A Luxury Way (padiglioni 13-15) prende forma Aurea, an Architectural Fiction, installazione immersiva ideata da Maison Numéro 20: un “hotel immaginario” che usa interior design e scenografia per costruire un racconto sensoriale dell’abitare. L’operazione è significativa perché sposta l’asse dal singolo oggetto all’esperienza: un approccio che Milano, negli ultimi anni, ha fatto suo anche fuori dalla fiera, trasformando eventi e showroom in dispositivi narrativi.

Qui la materia torna protagonista non solo come scelta estetica, ma come segno identitario: superfici, luce, dettagli e atmosfere diventano storytelling spaziale. Un formato che parla direttamente ai mondi dell’ospitalità e del real estate, cioè a quei settori che oggi guidano una parte importante della domanda internazionale.

Il percorso verso Salone Contract: Milano prepara l’evoluzione B2B

La novità più “strutturale”, però, è l’avvio del progetto Salone Contract, che nel 2026 prende forma con percorsi dedicati e contenuti in fiera, in vista del debutto ufficiale nell’aprile 2027. Il Masterplan è affidato a Rem Koolhaas e David Gianotten (OMA): una scelta che segnala l’ambizione di leggere il contract non come categoria merceologica, ma come ecosistema dove contano integrazione, servizi, dati, supply chain e capacità operativa. 

Per Milano è un passaggio strategico: significa consolidare la città come hub non solo culturale, ma anche commerciale e decisionale, in cui si incrociano grandi player internazionali, studi, investitori e committenze. È qui che la “fiera” diventa piattaforma di networking ad alto valore, capace di influenzare filiere e territori.

SaloneSatellite: il futuro passa dagli under 35

In un’edizione che guarda molto ai mercati e al B2B, resta centrale anche la dimensione di scouting: SaloneSatellite riunisce 700 designer under 35 da 43 Paesi e 23 Scuole e Università internazionali, rilanciando il tema “Maestria artigiana + Innovazione”. È una formula che a Milano suona quasi come un promemoria: la città è forte quando riesce a tenere insieme manifattura, ricerca, cultura progettuale e una filiera creativa che non si limita a “seguire” le tendenze, ma le produce.

Milano oltre i padiglioni: la Design Week come infrastruttura cittadina

Il Salone, ormai, non finisce ai tornelli di Rho Fiera: l’evento “accende” Milano e ne amplifica l’attrattività. Un dato è utile per capire la scala del fenomeno: secondo un approfondimento di Mi-Tomorrow, l’impatto economico della Design Week viene stimato in 278 milioni di euro.  È il segno di una città che, durante quella settimana, diventa piattaforma diffusa di ospitalità, servizi e cultura, con effetti diretti su alberghi, ristorazione, mobilità e commercio.

In questo senso, il Salone 2026 si presenta come politica industriale che incontra la città: Milano come baricentro, e attorno una rete di relazioni internazionali che si traduce in opportunità per aziende, professionisti e filiere.

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