L’ingaggio di Stefano “Pino” Sacripanti da parte di Urania Milano è uno dei movimenti più caldi dell’estate di Serie A2; un allenatore dall’esperienza monumentale (Cantù, Virtus Bologna, Napoli con promozione in Serie A, Scafati, Pesaro e Avellino e una lunga esperienza con la Nazionale Under-20, con cui ha vinto tre medaglie ai Campionati Europei), chiamato a raccogliere l’eredità di Marco Cardani.
«Seguo l’Urania con simpatia fin dalle serie minori – esordisce Sacripanti -. Quando allenavo a Cantù venivo spesso a vedere le partite e la dirigenza mi ha sempre accolto benissimo. Mi è sempre piaciuta la loro continuità nella gestione tecnica, la compattezza dimostrata nei momenti difficili e la serietà del loro progetto. Nei colloqui, infine, mi ha convinto l’idea di poter creare un mix tra veterani e giovani da lanciare».
L’Urania si affida a Pino Sacripanti
In un campionato lungo e strutturato come la nuova A2, la convivenza tra generazioni è una chiave decisiva?
«Cerco giocatori, a prescindere dall’età, che abbiano fame di pallacanestro. Dai giovani mi aspetto ambizione: devono vedere l’Urania come un trampolino di lancio per la carriera. Dai senior mi aspetto che facciano da guida. Serve una base di atleti che conosca la categoria, a cui innestare il talento dei ragazzi».
Impossibile non pensare alla transizione tra la partenza di Matteo Cavallero, “l’airone bianco” volato in A1, e la centralità di un leader come Alessandro Gentile.
«Alessandro, giocatore di punta di Urania, oggi è anche un uomo maturo. L’ho allenato da ragazzino a Scafati e so che può essere di grande stimolo per tutti. Cavallero deve essere la fotografia del percorso Urania: la sua partenza è una perdita tecnica, ma allo stesso tempo un orgoglio societario. Dimostra che qui i giovani crescono, merito di un settore giovanile eccellente nonostante la cronica carenza di spazi a Milano».
Milano è storicamente l’Olimpia, ma i Wildcats hanno saputo tracciare una via alternativa e solida.
«L’Urania ha conquistato la sua nicchia di appassionati partendo dal basso, senza mai fare il passo più lungo della gamba fino a diventare un punto di riferimento per la città. Essere la seconda squadra a Milano non è facile, ma è un grande orgoglio. E chissà mai che un giorno si possa assistere ad un derby cittadino. Intanto pensiamo a costruire la migliore squadra possibile. Tutti vogliamo giocare per vincere».
