A dieci mesi dallo sgombero del Leoncavallo, i militanti del centro sociale sono tornati davanti ai cancelli chiusi di via Watteau per fare il punto sul futuro dell’esperienza che da quasi mezzo secolo rappresenta una delle realtà sociali, culturali e politiche più conosciute della città.
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Leoncavallo, dopo dieci mesi di silenzio viene fatto il punto
Nella mattinata di lunedì 8 giugno si è svolta una conferenza stampa pubblica organizzata proprio davanti all’ingresso dell’area, scelta non casuale ma fortemente simbolica.
All’incontro hanno partecipato attivisti, cittadini e sostenitori del Leoncavallo insieme ai due “ambasciatori” nominati dopo lo sgombero, Sergio Cusani e Pino Tripodi, incaricati nei mesi scorsi di esplorare possibili soluzioni per garantire continuità al progetto.

Photo credit: Gabriele Puglisi
Relazione e tesi sostenute
Durante l’iniziativa è stata presentata una relazione che ripercorre il lavoro svolto tra agosto 2025 e giugno 2026. Secondo quanto illustrato dai due ambasciatori, in questi mesi sarebbero emerse diverse disponibilità da parte di istituzioni, soggetti economici, professionisti e personalità del mondo della cultura interessati a sostenere il futuro del centro sociale.
Nel documento viene sostenuto che il Leoncavallo continui a essere considerato da una parte significativa della città una realtà importante dal punto di vista sociale, culturale e aggregativo. Gli autori della relazione affermano inoltre di aver registrato interesse da parte di operatori economici e istituti di credito per individuare percorsi che consentissero di mantenere l’esperienza di via Watteau.
Valutazione dell’immobile
Tra gli elementi evidenziati figura la disponibilità di alcuni soggetti bancari a valutare strumenti finanziari per sostenere un’eventuale acquisizione dell’area. Nella relazione si parla anche di una stima economica dell’immobile compresa tra i 2,5 e i 3 milioni di euro e dell’esistenza di una proposta indicativa da 5 milioni di euro avanzata da imprenditori interessati a un’operazione condivisa con il Leoncavallo.
Secondo quanto riferito dagli ambasciatori, tale proposta non sarebbe stata presa in considerazione dalla proprietà dell’area. Una circostanza che, spiegano gli stessi promotori dell’iniziativa, ha contribuito a rallentare il percorso avviato negli ultimi mesi.
Il Leonka come cittadella dei desideri
Nel corso della conferenza è stato richiamato un progetto elaborato da militanti, architetti, urbanisti e artisti per immaginare il futuro del Leoncavallo nei prossimi decenni. L’idea descritta è quella di una “cittadella dei desideri“, uno spazio multifunzionale aperto alla città e capace di integrare attività culturali, sociali e artistiche.
Gli organizzatori hanno ribadito che l’obiettivo dell’incontro era informare la cittadinanza sugli sviluppi delle interlocuzioni avvenute dopo lo sgombero e rompere il silenzio che ha caratterizzato gli ultimi mesi. Da qui il messaggio lanciato durante la mattinata: il futuro del Leoncavallo rappresenta una questione che coinvolge l’intera città.
Al termine dell’incontro, Cusani e Tripodi hanno dichiarato conclusa, almeno temporaneamente, la loro attività di mediazione, in attesa di ulteriori sviluppi sulla vicenda e delle decisioni che verranno assunte dai diversi soggetti coinvolti.
