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Un simbolo della storia dell’Inter come José Mourinho asserisce da tempo che il secondo anno di un allenatore è il migliore possibile, quello in cui si sublima il lavoro fatto nei mesi precedenti. Il portoghese aveva per sé una squadra già abituata a vincere dal ciclo manciniano, aspetto che ha facilitato notevolmente il compito, sebbene lo Special One ci abbia messo molto del suo. Chissà se il pensiero sarebbe lo stesso guardando a un lavoro cominciato ben più indietro, come accaduto a Spalletti.

Il toscano è arrivato a tre mesi dal termine di quel secondo anno in cui si dovrebbe (secondo il portoghese) vedere il frutto della crescita. Il derby, prossimo passo, è una delle pagine del libro che possono dare risposte nel romanzo 2018/2019. Salire di un livello, nei programmi di proprietà e dirigenza, vuol dire in prima battuta restare nel novero delle partecipanti alla prossima Champions League, magari senza patire fino all’ultimo secondo della giornata conclusiva. Per scacciare i fantasmi, dopo un girone d’andata in cui sembrava possibile persino il secondo posto, bisognerà evitare un ulteriore tonfo.

La Roma è lì, ha ancora uno scontro diretto su cui poter contare (a San Siro) e pur tra i medesimi alti e bassi di cui soffre l’Inter ha valori tecnici sufficienti per dare battaglia. In più, non ha un caso Icardi con cui doversi confrontare. Perché si torna sempre lì, a parlare di ciò che sarà dell’ex capitano. Anche quando il derby incombe e la paura di uscire dal quartetto che conta si fa pressante. È un presente assente, l’ombra che si vede senza che vi sia traccia del suo apporto.

Una colpa grave. Non da capitano. La motivazione in più, dall’altro lato, per dimostrare che l’Inter è sopra ogni cosa. Sarà così anche nel caso in cui non si dovesse vincere il derby, centrare la zona Champions, ma rimarrà una macchia in più per il comportamento tenuto dall’argentino. Da casa Icardi potranno ben dire che sarebbe potuta andare in altro modo, pur non avendo fatto nulla per evitarlo.

Vincere. L’attaccante è a un passo dall’essere passato, nella storia dell’Inter, a meno che non si trovi una soluzione durante la pausa per le nazionali. Potrebbe essere un rimandare tutto a fine campionato, oggi non dev’essere la questione preponderante. Ha ragione Spalletti: sono i giocatori in campo a vincere e perdere le partite. Il presente è Lautaro Martinez, che sarà regolarmente al suo posto, insieme a tutti gli altri che andranno in campo.

Questo è un derby da conquistare per non finire negli inferi di una rinnovata modestia dalla quale dover uscire. Con tanti soldi in meno, quelli della Champions League, su cui poter contare per arrivare allo scopo ultimo: vincere ancora, otto anni dopo l’ultima coppa messa in bacheca. La alzò Leonardo, allora contestatissimo dal popolo rossonero tra le cui braccia è tornato. Sarà un avversario tra i tanti attraverso cui bisognerà passare.


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