settimana del design
settimana del design

Quelli che hanno prenotato con un anno di anticipo un viaggio a Ulan Bator, in Mongolia, pur di schivare la settimana del design. Quelli che non si perdono neanche un evento, che sono per l’originalità, contro l’omologazione e poi li trovi il sabato a caricare in macchina la libreria Billy dell’Ikea. Quelli che ne sanno di design e sono contro quelli che vanno pazzi per il Fuorisalone anche se non sanno nulla di design.

Quelli che senza il design non saprebbero cosa fare. Quelli che senza design campano benissimo. Quelli che hanno ormai sviluppato un sistema per cui nella settimana più cool di Milano non fanno la spesa, perché riescono a scroccare aperitivi, apericene, aperipranzi in giro per inaugurazioni ed eventi. Quelli che alle inaugurazioni bevono prosecco scadente e hanno acidità di stomaco per un mese. Quelli che ricevono 150 inviti e si vantano, però lamentandosi su Facebook per i troppi inviti ricevuti.

Quelli che sono esperti e davvero interessati al tema, ma di inviti neanche l’ombra. Quelli che sperano non piova, perché già il traffico aumenta, se poi c’è brutto tempo non posso usare lo scooter, mi tocca chiamare un taxi e passo mezz’ora a sentire: «Benvenuto in “taxi sniaps”, i nostri operatori sono momentaneamente indisponibili, resti in attesa per non perdere la priorità acquisita». Quelli che hanno 60 anni, ma si vestono da bimbiminkia perché la moda lo esige in certe occasioni.

Quelli che passano mezz’ora davanti all’armadio a chiedersi: «Cosa mi devo mettere per la presentazione dell’installazione?». Quelli che le installazioni oggi no, domani forse, dopodomani sicuramente. Quelli che il settore del mobile solo in Lombardia vale 9 miliardi e quindi accettano tutto, anche una settimana di effimero che pare un mese, un anno, una vita.


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