Non dovevamo certo pubblicare due foto e un sondaggio su Facebook per scoprire come la categoria dei tassisti milanesi fosse una delle più agguerrite nel difendere il proprio lavoro. Il vero problema, però, è che la semplice constatazione che sabato scorso a Linate non ci fossero auto bianche al parcheggio degli arrivi, con più di cinquanta persone in fila, non era e non è un attacco alla categoria.

Mi-Tomorrow, per chi non lo conoscesse, è un quotidiano gratuito in distribuzione da oltre quattro anni nella città di Milano. Come tale, non riceve un euro di contributi pubblici (come qualcuno ha provato inopportunamente a scrivere) e si limita a svolgere un vecchio quanto dimenticato lavoro: raccontare fatti, creare e raccogliere opinioni, possibilmente nei limiti della decenza e del decoro. Tacciare di divulgare “notizie false” è un’accusa che va parecchio di moda nel 2018 da parte di chi è infastidito da un fatto, nel caso specifico due foto scattate in presenza di testimoni e facilmente raffrontabili con data, luogo e orario.

Aprire un confronto costruttivo significa partire anche dall’ammissione che qualcosa può non funzionare sempre al meglio. Magari potrebbe essere utile per trovare soluzioni e rendere un servizio migliore alla città. Avremmo il piacere di pubblicare decine e decine di commenti su disservizi in ogni settore. Stavolta è toccato ai tassisti. In passato è toccato all’Atm. Qualche giorno fa alle società di bike sharing. In futuro chissà a chi faremo le “pulci”.

Piuttosto sarebbe interessante capire, senza generalizzare, perché non tutte le auto bianche siano dotate di un pos (le commissioni bancarie le paga ogni attività commerciale di questo mondo), perché ci siano orari e luoghi in cui diventa un’impresa trovare un taxi, perché non sempre il cliente viene accolto in una vettura pulita, perché, se la corsa è breve e poco redditizia, a volte ci si imbatte in uno sbuffo indispettito. La concorrenza, in ogni settore, può dar fastidio, ma anche suggerire come migliorare il proprio modo di fare impresa. Richiudendosi nel proprio recinto, forti di essere tanti e magari in grado di paralizzare una città, non sarà l’eterna soluzione nei confronti di chi chiede semplicemente di adeguarsi al mondo che cambia.